Divario: la donna italiana è più distante dall'uomo

L’indice di parità di genere (Gei), sviluppato e calcolato per il 2009 dal Social Watch, evidenzia che il Paese con meno divario tra uomo e donna è la Svezia, seguita da Finlandia e Ruanda. L'Italia arretra dal 70° al 72° posto<br />

Roma - Le differenze tra uomo e donna continuano a essere significative. Stiamo parlando di differenze di trattamento, discriminazioni più o meno celate, più o meno accettate, a livello culturale e sociale. Cresce anche, in modo considerevole, la distanza tra i Paesi più virtuosi e quelli in cui la discriminazione tra i due sessi è più forte. A rivelarlo è l’indice di parità di genere (Gei), sviluppato e calcolato per il 2009 dal Social Watch, network presente in oltre 60 nazioni.

Il calcolo della disparità Il Gei analizza la disparità tra i sessi, classificando 157 paesi in una scala in cui 100 indica la completa uguaglianza tra donne e uomini: in questa speciale classifica, l'Italia scende rispetto al 2008 dal 70° al 72° posto, con un valore di 64 punti, collocandosi subito dopo paesi come Grecia, Slovenia, Cipro e Repubblica Dominicana (66). Confrontando il dato dell'Italia con la media europea (72), emerge il ritardo del nostro Paese nel raggiungere un’effettiva uguaglianza di genere.

Svezia in testa I valori più alti nell’Indice di Parità di Genere sono attribuiti alla Svezia (88 punti). Seguono Finlandia e Ruanda - entrambi con 84 punti nonostante l’enorme differenza in termini di ricchezza tra i due Paesi. Poco al di sotto si classificano Norvegia (83), Bahamas (79), Danimarca (79) e Germania (78).

Ricchezza non è discriminante L'indice dimostra quindi che un alto livello di reddito non è sinonimo di maggiore uguaglianza e che anche i Paesi poveri possono raggiungere livelli di parità molto elevati, sebbene uomini e donne vivano in condizioni non facili. Nelle prime 50 posizioni dell'indice sono compresi i due terzi dei paesi dell’Unione Europea, ad esclusione di paesi come Irlanda, Slovacchia, Repubblica Ceca, Grecia e Italia. Tra i primi 50, c’è inoltre una significativa rappresentanza di paesi in via di sviluppo, tra i quali Filippine, Colombia, Tanzania e Thailandia.

America latina e Caraibi L’insufficiente progresso nella riduzione della disparità di genere ha portato, in molte realtà, a una crescente polarizzazione: mentre nei Paesi dove l’uguaglianza è maggiore si registra una tendenza verso il miglioramento, gli Stati con livelli di discriminazione più elevati evolvono in modo negativo. È il caso dell’America Latina e dei Caraibi, da una parte, e dell’Asia Orientale e del Pacifico, dall’altra. La situazione di estrema disuguaglianza tra uomo e donna è stata aggravata dall’attuale crisi economica. Le donne, infatti, sono più esposte alla recessione globale perché hanno minore controllo della proprietà e delle risorse, sono più numerose nei lavori precari o a cottimo, percepiscono minori salari e godono di livelli di tutela sociale più bassi.