Dive per sempre, la Muti alla Festa di Roma

Sarà la protagonista di «Storie di città», commedia amara diretta da Citto Maselli: «Nella parte di un’emigrata romena vestita in modo dimesso l’ho trovata impeccabile»

Locarno - In Piazza Grande l’altra sera, durante la proiezione di Vogliamo anche le rose, toccante documentario di Alina Marazzi sull’emancipazione delle donne, qualche ragazza si è commossa, vedendo ripercorsa, sul grande schermo, la strada tutta in salita verso la liberazione femminile. Qualche ragazzo si è pure alzato in piedi, per applaudire a scena aperta. E mentre oggi le figlie danno per scontato che la gravidanza indesiderata si possa evitare, o che non ci sia poi troppa differenza con l’altro sesso, in tema di diritti, le madri, quelle donne che furono ragazze negli anni Settanta pieni di fermenti, possono adesso confrontarsi con le bellissime del piccolo mondo antico all’italiana. Stiamo parlando di Silvana Mangano e di Anna Magnani, scomparse troppo presto; di Lucia Bosè e di Gina Lollobrigida, ancora rampanti nella propria terza età iperattivi; di Sofia Loren, la «ginevrina» cui il ministro Francesco Rutelli ha reso omaggio ufficiale proprio sotto il cielo di Locarno e di Claudia Cardinale, star sulla breccia che non flette; di Stefania Sandrelli, partita ieri per le vacanze, dopo aver girato, gettonatissima, miniserie e film televisive e di Ornella Muti, presto sul grande schermo con Storie di città, commedia amara prodotta dall’Istituto Luce e firmata da Citto Maselli.

Tra queste «Signore&Signore», come affettuosamente si intitola l’interessante omaggio di Piera Detassis a venti dive del nostro cinema («sceglierle è stato un vero incubo», ha dichiarato la curatrice), sfilano pure due dimenticate interpreti del cinema d’un tempo, Tina Pica e Franca Valeri, non certo belle, ma brave di sicuro. E se rende malinconici rivedere Dramma della gelosia (1970) forse il film più riuscito di Ettore Scola, con una Monica Vitti sfolgorante di gioventù e di bellezza (oggi l’ex-musa di Antonioni, scomparso di recente, soffre del morbo di Alzheimer) né porta più, in pubblico, le sue eleganti collane di turchese e corallo a doppio giro, né deve più preoccuparsi di raggiungere set lontani in taxi, perché terrorizzata dall’aereo (una volta arrivò in taxi da Roma a Tunisi), rassicura sapere che Ornella Muti, il sex-symbol che esordì a 14 anni con La moglie più bella (1970) di Damiano Damiani, stia rientrando a Roma dopo una vacanza in barca, ospite dell’amico stilista Giorgio Armani, il quale, quando si naviga, ama il silenzio più assoluto. La Rivelli (suo vero cognome, lei si chiama Francesca) è ancora sognata dalle platee di mezzo mondo. I celebri occhi verde smeraldo vengono ancora accarezzati dalla cinepresa e dunque si può dire che lei sia una delle ultime dive italiane che ha ispirato Dino Risi, Marco Ferreri, Francesco Rosi, Völker Schlöndorff. In anni più brutalmente marxisti la definirono «donna-oggetto» e lei, serafica, forse un po’ passiva per via dell’ascendenza asiatica (sua madre è russa) se ne uscì così: «Talvolta mi sento attrice, talaltra soltanto una donna che fa l’attrice. Dipende dal regista, dal tema del film, dal mio partner. Ci sono film dove non mi sento altro che un oggetto». Un oggetto del desiderio, che spinse i ragazzi Leone, quando il loro padre sedeva al Quirinale, a mettere in piedi, all’improvviso, una saletta proiezioni sul Colle. Per il solo gusto di avere le sorelle Rivelli al buio, tutte per sé (Mauro Leone, poi, ha sposato la sorella di Ornella). Ne La stanza del vescovo realizzato nel 1977 da Dino Risi sulla scorta dell’omonimo romanzo di Piero Chiara e rivisto al Festival, la Muti portava i capelli sciolti, lunghi fino alla vita e lanciava occhiate eloquenti a un Ugo Tognazzi già attempato e fuori di sé dalla passione. Che effetto fa a Citto Maselli, regista in queste ore intento al missaggio di Storie di città, film che lui prepara per la Festa di Roma, in ottobre, e che ha già diretto Francesca in Codice privato, lavorare con la Muti? «È sempre più bella e straordinariamente matura, sia come attrice che come donna. Nella parte di Nina, emigrata romena piena di problemi e vestita in modo dimesso, l’ho trovata impeccabile. E sono sempre innamorato di lei!».