Diventa legge la «salvaladri» E il governo corre ai ripari

da Roma

Chi ha inserito il «salvaladri» dentro la Finanziaria «sarà punito». Se l’ultimo passaggio non è stato del tutto indolore, la colpa è stata della vicenda del cosiddetto colpo di spugna, cioè della prescrizione per i reati contabili che è ormai parte integrante della manovra e dovrà essere neutralizzata da un decreto, confermato per il 27 gennaio. In mattinata il premier Romano Prodi ha cercato di tranquillizzare gli ascoltatori di Radio anch’io. «Appena ho visto che era stato fatto quel pasticcio ho deciso che si sarebbe svolto il 27 un Consiglio dei ministri speciale per porre freno a quella sciagurata azione. Se scopriremo chi l’ha fatta sarà punito», ha assicurato il presidente del Consiglio, confermando quindi che il governo si farà carico del complesso stralcio della norma. Nel corso del voto di fiducia sulla Finanziaria, come gesto di buona volontà, l’aula della Camera ha approvato un ordine del giorno di Forza Italia (firmatari Enrico Costa ed Enrico La Loggia) nel quale si chiede la soppressione del comma 1342.
Sicuramente sarà adottato un decreto, ma non è chiaro se servirà a stralciare la norma o se si tratterà di una legge che ripristinerà esplicitamente il regime precedente. La decisione definitiva non è stata ancora presa e per questo non se ne occuperà il Consiglio dei ministri di oggi. Quello che è certo è che il caso politico è ormai scoppiato e che gli effetti si sentiranno anche nel 2007.
A farsi sentire ieri sono stati soprattutto gli esponenti di Italia dei Valori. Il movimento di Antonio Di Pietro ha votato la Finanziaria, ma ha chiesto al governo di prendere una decisione chiara al Consiglio dei ministri e, magari, di approfittarne per reintrodurre nel decreto i tagli ai costi della politica che sono stati eliminati dall’ultima versione della manovra. «Non discuto l’importanza delle unioni civili, ma a quel tema il programma dedicava tre righe. Sul taglio del costo della politica, invece, ci sono cinque pagine», ha protestato il capogruppo Massimo Donadi, confermando la richiesta di un vertice di maggioranza su questi temi. «Se non otterremo risposte ne trarremo le dovute conseguenze», ha assicurato.
Nel corso del dibattito Donadi ha ironizzato sulla norma «senza padri e madri, già ribattezzata “salva ladri”, inserita all’ultimo momento nel testo della Finanziaria da qualche manina lesta che, di fatto, costituisce un condono». Una cosa «indegna, obbrobriosa». Il decreto potrà al massimo sanare «sotto il profilo formale» quanto fatto, ma «nulla si potrà fare sotto il profilo politico». Un appello accolto dagli inviti di Ignazio La Russa a trarre le conseguenze e dimettersi. Gli eletti di Di Pietro non arriveranno a tanto, ma Antonio Borghesi ha spiegato che il tempo della tolleranza è finito: d’ora in poi «non voterò la fiducia ad una prossima Finanziaria se queste azioni, ripeto concordate, non si tradurranno in provvedimenti legislativi».
Ultimatum ai quali non crede il centrodestra. «Oggi siete al governo e votate la fiducia. Avete consentito l’indulto, avete consentito la prescrizione dei reati contabili. Non c’è male per la vostra presenza al governo», ha ironizzato il leghista Roberto Cota.