È diventato un rebus il mondiale di Lippi

L’anatema di Kaiser Franz: «Eravate favoriti, ma lo scandalo vi danneggerà»

Riccardo Signori

Cominciamo a prendere sberle dai tedeschi. Prevedibile, sgradevole, ineluttabile. I mondiali si avvicinano, meglio prepararsi all’accoglienza, soprattutto se Marcello Lippi non avrà alcun dubbio circa la sua presenza in Germania. Lippi ma anche Buffon e Cannavaro che, per una ragione o per l’altra, sono personaggi chiacchierati di questo tsunami che ha investito il calcio italiano. Qualche giorno fa Karl Heinz Rummenigge, grande campione del passato, uno dei tanti passati all’Inter, aveva puntato il dito contro Luciano Moggi. Stavolta dice di peggio Franz Beckenbauer, ex Kaiser del calcio tedesco: prepara la graticola per la nazionale azzurra e per il pubblico che la sosterrà. «Questa è la cosa più grave che si sia mai vista nel calcio mondiale», ha sostenuto. «L’Italia pagherà in campo il risvolto psicologico di questo scandalo». Beckenbauer, numero uno del comitato organizzatore dei mondiali, un uomo per tutte le poltrone ma pure per tutte le sottane, ha cercato di mitigare il giudizio severo e forte con argomentazioni psicologiche prima ancora che etiche, sapendo che nessuno è senza peccato. «Credevo che certe cose potessero accadere solo in Germania. Invece, in Italia, è stato fatto di peggio ed ora la nazionale sconterà. Pensavo l’Italia come una delle favorite per il titolo, ma ora sono certo che il caos scoppiato danneggerà la squadra. I giocatori avranno la testa altrove, è uno scandalo troppo grosso: condizionerà sicuramente tutti».
La tesi dell’ex campione è condivisibile e lancia il dibattito che, nella prossima settimana, accompagnerà il ritiro della squadra azzurra a Coverciano. Giusto che Lippi e i giocatori chiacchierati vadano al Mondiale? Meglio affidarsi a uomini al di sopra di ogni sospetto, o no? Il dubbio corre, la pianta del malessere prende forma. Eventualmente Trapattoni, ultimo ct prima di Lippi, sarebbe ripescabile. Il dibattito è partito dai giornali. Il Riformista lo ha proposto in modo soft. «Data la gravità dei sospetti, sarebbe il caso che dalla federazione arrivasse un segnale chiaro. Ad esempio la sospensione dell’allenatore finché tutti i sospetti non siano fugati. Anche per il bene degli azzurri. Se tutto è perduto, ma l’onore è salvo, sarà meno difficile innalzare il tricolore». Contro il tecnico giocano le differenti valutazioni circa il suo interrogatorio e la possibilità che i magistrati lo debbano riascoltare dopo il mondiale. Poca chiarezza, più dubbi. Il tanto per far scatenare il Manifesto, molto più drastico del Riformista. «Dopo le proteste, le minacce di boicottaggio e l’idea di mandare la nazionale dei dilettanti in Germania, ecco una proposta più modesta: Lippi, Buffon e Cannavaro devono esser sostituiti e mandati a casa». Altrimenti, minaccia il Manifesto, non potremo sostenere la nazionale italiana e tiferemo per Ghana e Repubblica Ceca. «Non per gli Stati Uniti, perché fin lì non ci arriviamo. Eppoi distribuiremo magliette e bandiere del Brasile».
Di fronte a tanta minaccia non tremeranno i calzoni a nessuno, però questa è l’aria che rischia di accompagnare la nostra nazionale. E, allora, se D’Alema chiede pulizia e trasparenza per tutto il calcio, glissando sul problema azzurro, ma ricordandoci che lui era tifoso tra i tifosi che sospettavano tutto, Alemanno domanda al nuovo commissario un intervento decisivo per ripulire un mondo del pallone «che ha prodotto una realtà a cui stiamo assistendo oggi». E Bossi sentenzia: «Questa situazione si conosceva già da tempo, ma queste cose vengono fuori dove ci sono troppi soldi e si gioca d’azzardo».
A sua volta Il Foglio ha lanciato una campagna perché il ministro della Giustizia denunci e indaghi sulla illegalità delle intercettazioni pubblicate dai giornali. «Qui ci vuole una scossa etico-giuridica al circo mediatico giudiziario». Infine Paolo Rossi, vecchio e mai scolorito Pablito (età a parte) che non è un politico ma un ex uomo di calcio, con qualche conoscenza circa scommesse e affini, ha inchiodato tutti e salvato Lippi e soci. «Le istituzioni erano conniventi, per questo occorre azzerare tutto e presentare volti nuovi con tanto di credibilità. Le società importanti, anche in passato, hanno sempre ricevuto aiuti». Detto questo, Rossi sta dalla parte di chi va sul campo. Marcello Lippi? «È un mio amico, non credo convochi i giocatori in base alle esigenze del figlio». E sullo scommettitore Buffon? «Le responsabilità vanno accertate e solo dopo si può infliggere una punizione». Com’è capitato a lui. Però Rossi prima ha scontato, poi è andato al mondiale. Fa differenza.