«Divento un’istitutrice sexy e faccio anche lo spogliarello»

L’attrice anticipa la fiction «Anna e i cinque», in onda a novembre su Canale 5: divento una disgraziatella

da Roma

Ha il piglio da marescialla, il petto carico di medaglie d’oro e il fiero cipiglio del graduato, che passa in rassegna le sue truppe, pronte all’attacco dell’affezionato pubblico. «E adesso, vediamo se vinco l’Oscar del perizoma!», scommette con l’ironia dei suoi nativi Colli Sabini Sabrina Ferilli, che dopo anni e anni di abitucci informi, dunque mortificanti, zoccoloni ortopedici contro ogni tentazione e orrendi pedalini corti, messi per farsi perdonare d’essere brava oltre che bella, adesso conta un Globo d’oro, un Ciak dorato pure lui, un Nastro e un David di Donatello in pectore, non pervenuto per pura burocrazia. «I premi? Li paragono a pacche sulle spalle e del resto li ho ricevuti anche a inizio carriera», commenta l’attrice, che prima di passare le acque termali di Ischia, nella sua villa adatta all’ozio estivo, anticipa al Giornale i prossimi impegni, densi di fiction e di cinema d’autore. Con qualche gustosa scapricciata da diva formato famiglia: dal nonno al nipotino, tutti la vorrebbero come tata, nel ruolo domestico-piccante così caro al maschio italiano (però anche l’americana Jerry Hall, ex-moglie modella della rockstar inglese Mick Jagger, ha sempre raccontato che il cantante la volesse cuoca in cucina, dama in salotto e professionista a letto).
Cara Sabrina Ferilli, il grano è maturo: tempo di raccolta, visto che la cinecritica ora la premia?
«Momento di raccolta, sì. Ma prima di Tutta la vita davanti, sempre diretta dal Virzì de La bella vita, s’erano già accorti di me. Dopo dieci anni, chiaro, la mia carriera è più articolata, fra teatro, cinema, tivù. Fa piacere che insigni corporazioni riconoscano un valore».
Innegabile, però, che prima storcessero un po’ il naso: la Ferilli funziona, ma non come vera attrice...
«Fino a poco tempo fa, in effetti, c’era il distinguo tra serie A e serie B, tra cinema e televisione. Ma sono fiera d’essermi resa subito conto di alcuni cambiamenti e non mi sono fatta incastrare dalla pretesa rivalità cinema “alto” e tivù “bassa”, un meccanismo terribile. Per fortuna, il mio referente è il pubblico. Che sceglie senza pregiudizi».
Ci racconta della fiction «Anna e i cinque», che a novembre arriverà sul piccolo schermo per Canale Cinque? Qualche foto malandrina su un rotocalco l’ha fatta arrabbiare, perché non si tratta soltanto di spogliarelli, vero?
«È una storia divertente, in realtà, a metà strada tra il celebre film Tutti insieme appassionatamente e un altro fantastico film, Pretty Woman. Con un tocco tipo La tata, celebre serie televisiva, con al centro una povera disgraziata, come appunto la mia Anna, che capita a casa di certi miliardari».
Dove si ambientano le sei puntate di «Anna e i cinque», che ha la regia dell’esperto Enrico Oldoini?
«Nella Milano chic. Dove un vedovo d’origine franco-meneghina, il fascinoso francese Pierre Cosso, è un padre alle prese con cinque figli e, all’improvviso, gli capita un’istitutrice, vestita in modo sexy-imbarazzante, con minigonne attillate, magliette microscopiche, scollature audaci: sono io. I ragazzi saranno freddi e diffidenti, all’inizio. I nonni, la francese Andrea Ferreol, molto snob e sulle sue, e Riccardo Garrone, che in realtà conosce la mia vera identità di spogliarellista del club “Chicago”, sono le quinte colonne della facoltosa famiglia Ferrari. E tiferebbero per l’elegante fidanzata del figlio, interpretata da Jane Alexander. Ma non finirà col solito happy end zuccherino, perché non è una fiction consolatoria!».
La vedranno esibirsi in qualche spogliarello?
«Certo! Ma all’interno di situazioni comiche e buffe: basti pensare che il regista degli strip è il mio fidanzato per fiction, Raul Cremona! Insomma, siamo una coppietta di disgraziatelli, alle prese con un cattivaccio, che vuole soffiarci la licenza del club... Circola un tono da sofisticated comedy».
Lavorare insieme ai comici professionisti le piace?
«Molto! Tant’è vero che, sempre con Oldoini, a ottobre comincio a girare il film a episodi I nuovi mostri, un film tutto da ridere, dove sarò la compagna cinica e sarcastica di Flavio Insinna e di Claudio Bisio, professionisti della risata. Saranno storie di cattivi, travolgenti e taglienti».
Parti da canaglia, non ne ha fatte finora, escludendo la patetica capo-centralinista di «Tutta la vita davanti»...
«Il bene e il male li distinguo ancora: sono due precise categorie di appartenenza, che tengo sempre a mente, per la mia autostima».
Secondo lei, la rinascita del cinema italiano è una cosa seria?
«C’è un cinema giovane, capace di raccontare, con una notevole tecnica. Penso a Garrone e ad altri registi giovani. Finalmente s’è capito che la politica non è più legata al classico “pippone” d’autore».