Divergenze nell’Unione su come andare alle elezioni. Penati (Ds) d’accordo con la Margherita: «Meglio correre insieme». La replica del partito: «No alla scelta ideologica» Ora i diessini litigano sulla lista Ferrante

Dalla Chiesa: «Sì allo schieramento unico, basta scontri tra i candidati»

Sabrina Cottone

Tutti insieme, Ds e Margherita, ad ascoltare Francesco Rutelli alla manifestazione milanese del suo partito. Ma le posizioni sono distanti, perché al di là del nome del candidato Bruno Ferrante (accolto tra abbracci e applausi), non è chiaro se i partiti andranno al voto insieme o in ordine sparso. Sullo sfondo (ma neanche poi troppo) c’è lo scontro per chi sarà il numero due nella eventuale squadra di Ferrante, se diventasse sindaco. Inoltre, c’è l’allarme lista civica che minaccia di portar via voti e che preoccupa soprattutto la Margherita. «Sì, la lista civica può essere un rischio» ammette la coordinatrice provinciale Patrizia Toia, che insiste sulla scelta ulivista: «La lista unitaria è la soluzione più appropriata. Se poi ci fosse una lista civica, forse non è opportuno articolarne troppe altre». E a agitare ulteriormente le acque arriva Filippo Penati, il presidente della Provincia che (in controtendenza rispetto al resto dei Ds) dice sì al matrimonio elettorale. «Sono favorevole alla lista unitaria, anche a Milano» butta lì alla convention della Margherita.
Tanto basta a suscitare le perplessità di Franco Mirabelli, il segretario provinciale dei Ds seduto qualche poltrona più in là: «Penati fa un altro lavoro, parla in linea di principio. Invece io mi devo misurare con la realtà». E la realtà, secondo Mirabelli, è che al momento tra Margherita e Ds c’è una frattura profonda, perché non è stato ancora elaborato il trauma della candidatura bocciata di Umberto Veronesi né ricucito lo strappo con Nando Dalla Chiesa: «Non è possibile proporre la lista in modo ideologico, dopo quello che è successo, con insulti continui da parte del leader cittadino della Margherita che sono andati avanti per quattro mesi. La gente non capirebbe».
Inoltre i Ds sono convinti che il problema vada inserito in un contesto nazionale: «Non ha senso che la lista unitaria si faccia solo a Milano e non nelle altre città in cui si vota per le amministrative». Conclusione: «Non diciamo no, diciamo che se ne riparla dopo le primarie». Un’idea condivisa dal segretario cittadino, Pierfrancesco Majorino: «Adesso la priorità è la costruzione del programma, la campagna elettorale nei quartieri popolari. Poi a cavallo delle primarie decideremo se fare la lista o no. Siamo molto laici sull’esito del confronto».
Nella Margherita la voglia di lista unitaria è invece altissima. A partire proprio da chi è sotto attacco, come Nando Dalla Chiesa, che insiste per correre tutti insieme: «Dico sì alla lista unica e no alle liti tra Fo e Ferrante. Se continua così, non ci fa del bene». Ma il supporto è a tutti i livelli, da Enzo Carra a Gianni Letta al coordinatore nazionale Dario Franceschini. Si tira indietro Rutelli, che però non può certo essere contrario: «Oggi è il giorno dell’acclamazione di Ferrante. Verrà il tempo di parlare anche di liste e di squadre». Ma la verità è che già da tempo non si parla d’altro.