Le diverse facce dell’amore secondo Miller

Il regista Loris ripropone una vicenda che sviscera le dinamiche della famiglia

Un'impresa ben riuscita quella di Lorenzo Loris che, dopo aver affrontato, sulla scena, testi di autori moderni, come Pinter e Tennessee Williams, la scorsa stagione si è dedicato magistralmente alla messinscena di due atti unici di Arthur Miller, riscuotendo un enorme successo sia di critica sia di pubblico.
Con Una specie di storia d'amore, in scena al Teatro Out Off, Loris ripropone ai milanesi una vicenda che va a sviscerare le dinamiche dei rapporti familiari, andando ad indagare il degrado, ormai all'ordine del giorno, dell'istituzione sulla quale si dovrebbe fondare la nostra società.
Pur non comparendo mai, come soggetto, il nucleo familiare è il protagonista di questo lavoro che, con grande ironia dell'autore, accentuata dall'abilità registica e dalla bravura di due interpreti, Elena Callegari e Mario Sala, rappresenta un'opera moderna di grande ricchezza drammaturgica.
«In effetti - racconta Loris - si tratta di uno spettacolo con il quale ho voluto nuovamente rendere omaggio alla scrittura contemporanea e ad uno dei suoi maggiori esponenti».
Una specie di storia d'amore di Arthur Miller grande autore americano scomparso nel 2005 è stato uno degli spettacoli, nella categoria ricerca e sperimentazione, più visti in Italia nella scorsa stagione. «Il primo atto unico Una specie di storia d'amore, - spiega Lorenzo Loris - è incentrato attorno alla figura di un detective privato che interroga una donna per capire se un uomo è stato condannato a torto oppure no. I protagonisti della sezione relativa a Non mi ricordo più niente, sono, invece, due vecchietti che vivono da soli in case vicine dello stesso quartiere».
Con l'ambizione di restituire al pubblico un Miller originale, Lorenzo Loris firma un'operazione fedele all'autore. «Per la messinscena del primo atto dell'82 ho riprodotto le atmosfere attraverso l'ausilio di una camera di proiezioni e di una superficie rivestita che trasmette alla platea un senso di illusione, per quanto riguarda Non mi ricordo più niente, non conosco altri allestimenti».