Divertitevi, finché potete

Mai venir meno alle tradizioni: il nostro calcio è fatto così. Si comincia sempre con l’ora di ricreazione. Stravaganze per rendere più appassionante il drammone. Troppo banale veder vincere le squadre che contano, insignificante mettersi a raccontare del Milan che stupisce con Ronaldinho, dell’Inter che ha capito tutto con Mourinho, della Roma che sfarfalleggia sicura. No, noi ci vogliamo divertire così: ora di ricreazione per le grandi squadre, in attesa di... Ed allora ecco il campionato che non ti aspetti, unica variante alla monotonia del ritornello: cinque-sei-sette sorelle...
Ieri la fantasia al potere non si è risparmiata: il Bologna è stata una torta (in faccia) avvelenata per i buongustai di San Siro. Il Catania un bon bon firmato Zenga. Il Chievo è tornato a ristabilire certe gerarchie. Il Torino sembra quello di una storia diversa: non sarà solo per Amoruso, anni 33, qualità doc garantita da una carriera a galleggiare tra l’essere e il non essere. Certo, poi c’è Rosina che, per ora, non ha pelati che gli tengano dietro.
Zarate, cognome che una volta faceva storia nella boxe, parliamo di un campione del mondo non di un uomo da marciapiede, ci ha deliziato con le sue chicche e mandato la Lazio in testa alla classifica, alla faccia della Roma. Di Natale ha fatto venir rimorsi perfino a chi (e qui alza il dito anche chi scrive) l’ha visto come una cosina senza spessore durante i campionati europei. Forse Udine e il campionato italiano sono i suoi rifugi preferiti, la culla del star bene calcistico: e oggi, con quei gol, può dire ciò che vuole. A lui e Zarate va l’oscar dei gol più spettacolari, alle squadre loro un sentito grazie per averci fatto divertire.
Leggete la classifica senza stupirvi: sembra un mondo visto al contrario. Le solite note sono macchie in un mare di diversità. Però non illudiamoci: siamo nel campionato dei giochi d’infanzia. I giochi di potere sono un’altra cosa. E senza Milan, Inter, Juve, Roma non c’è divertimento.