Divina Commedia o Pinocchio, purché siano rari

La XIX Mostra del Libro Antico si terrà a Milano dal 14 al 16 marzo

Sono otto carte, sedici pagine in tutto, il pezzo forte della XIX Mostra del Libro Antico. Non otto carte qualsiasi, ma un manoscritto del quattordicesimo secolo che comprende dieci canti dell'Inferno della Divina Commedia. Lo presenta la Libreria Ai Due Santi di Padova che in questi giorni ha già ricevuto centinaia di chiamate di collezionisti e biblioteche (soprattutto stranieri) interessati all'acquisto: lo annuncia, senza nascondere il personale interesse per un pezzo di incommensurabile pregio, Marcello Dell'Utri, anima dell'evento più atteso dai bibliofili italiani che si terrà al Palazzo della Permanente di Milano (dal 14 al 16 marzo).
Non è questo il solo pezzo forte della mostra: spiccano un’editio princeps del 1561 de La historia di Italia del Guicciardini, una rara edizione originale del 1748 de L'Esprit des Loix, il celebre testo di Montesquieu, poi ancora l'Astrologicorum Libri VII, che raccoglie l'utopia sociale e le speculazioni astrologiche di un grande pensatore del Seicento napoletano, Tommaso Campanella. E così via, in un viaggio nella storia attraverso i libri che dalle illustrazioni settecentesche di Piranesi passa al Giornale italiano, sagace vetrina politica dell'illuminista Vincenzo Cuoco. La Libreria Pontremoli di Milano omaggia il Futurismo presentando una raccolta di 300 opere mai esposte sul mercato che arriva dalla biblioteca di Oswaldo Bot (all'anagrafe Osvaldo Barbieri), pittore e scultore piacentino. Mentre a Ettore Sottsass, il noto designer recentemente scomparso, è dedicata una sezione della mostra con la collezione di Pianeta Fresco, rivista underground redatta nel '68 da Sottsass stesso insieme a Fernanda Pivano e a diverse penne beat americane (tra cui un Allen Ginsberg, «direttore irresponsabile»).
Sarà infine presentata per la prima volta al pubblico la più ampia raccolta su Pinocchio, il libro più stampato al mondo dopo la Bibbia. Tavole originali di Enrico Mazzanti, Sergio Tofano, Jacovitti e Walt Disney, in una carrellata di edizioni dal 1881 ad oggi, confermano come il burattino di legno sia da sempre una mania per i collezionisti. Tra questi pare ci fosse anche Alberto Sordi, fino all'ultimo crucciato di non possedere una prima edizione del libro di Collodi.