LA DIVINA COMMEDIA Da poema a kolossal «mostruoso»

Il capolavoro dantesco ora è un musical: dal 19 aprile al Palasharp cantanti, ballerini e gli effetti speciali di Rambaldi

Ovunque sia in questo momento, Dante Alighieri non potrà che essere soddisfatto. Prima ci si è messo quel vulcanico d'un conterraneo di Benigni, ora tocca a un musical. E se qualche parruccone ha in mente di alzare il sopracciglio e di sostenere che, insomma, così non si fa, che la Commedia è Divina e questo andazzo è volgare, la risposta pronta del Poeta potrebbe essere che lui, quell'opera, proprio in volgare la scrisse. Perché fosse compresa da tutti. Così, dopo le fiammate dell'attore e regista toscano de La vita è bella che ha portato al grande pubblico immagini, idee e teologie del capolavoro dantesco, ora è la volta di un kolossal teatrale. La Divina Commedia approda al Palasharp dal 19 aprile al 18 maggio, dopo un trionfale esordio romano (in quattro mesi 170mila spettatori), in una veste che non poteva che essere imponente. Un lavoro «corale», come dimostrano le firme e le cifre: diretto da Elisabetta Marchetti e Daniele Falleri, scritto da Gianmario Pagano, musicato da monsignor Marco Frisina, affidato a un cast di 24 cantanti, 20 ballerini, 10 acrobati, con svariati cambi di scena a vista spettacolari su un palcoscenico di 500 mq, videoproiezioni in alta definizione digitale, più di 600 costumi realizzati da Alberto Spiazzi (già collaboratore di Franco Zeffirelli) e - tocco finale - maschere e creazioni «mostruose» disegnate e progettate dal premio Oscar Carlo Rambaldi (il «papà» di E.T.) e dal mago degli effetti speciali Sergio Stivaletti, La Divina Commedia non è semplicemente un'opera teatrale. «Possiede il fascino del teatro, la cui magia sta nell'essere fisico e irripetibile, e la potenza del cinema - spiega il compositore Marco Frisina, maestro direttore della Cappella Musicale Lateranense a Roma, un religioso austero del quale tutto ci si immaginerebbe fuorché il dedicarsi alla scrittura di un musical -. Questo tipo di spettacolo è anche un ritorno al teatro antico, quello in cui l'emozione nasceva da ciò che si vedeva, e che non contava solo sull'arte della retorica». Soddisfazione palese nella voce dell'autore che, nel primo passaggio romano, non è riuscito a invitare il Papa, ma che conta di farlo alla prima occasione propizia: «A febbraio - rivela monsignor Frisina - Sua Santità mi ha chiesto come procedeva il mio viaggio dantesco». Anche perché la tournée della Divina Commedia promette di durare parecchio: dopo un 2008 tutto italiano, nel 2009 il kolossal si recherà all'estero: ha ricevuto richieste dall'Asia, dalle principali città europee e persino dall'America. Nel ruolo di Dante, il toscano Vittorio Matteucci, reduce dal successo del musical Dracula e già protagonista di Tosca, Jesus Christ Superstar e Notre Dame de Paris: «Per me, che sono conterraneo di Dante, questo ruolo è una conquista - spiega Matteucci -. Da Dracula a Dante il passaggio è meno ardito di quel che si possa pensare: anche Dracula, come il Poeta, si accorge che l'amore è la chiave di tutto. E solo ad esso si può salire». Suddiviso in due atti (il primo è interamente dedicato all'Inferno), La Divina Commedia mischia generi alti e bassi della musica: «Proprio come Dante mischiò i generi, dal grottesco al sacro, dal comico al tragico - spiega monsignor Frisina - quest'opera passa dai canti gregoriani alla lirica, dal pop al rock».
La Divina Commedia
Al Palasharp
Dal 19 aprile al 18 maggio
Ingresso 55-20 euro, più prevendita
Informazioni 892101