Il «divo del Prenestino» che iniziò imitando il motore dell’autobus

Dalla «Corrida» a «Domenica In», così stupiva con le sue parodie ai vip dello spettacolo e della politica

Se ne è andato ancora giovane, come il suo grande predecessore, Alighiero Noschese. I due più popolari imitatori nella breve storia di un mestiere che presto sarebbe stato inflazionato da un esercito di temerari guitti con l’identico pallino. Ma, ahiloro, con un talento inversamente proprorzionale alla faccia tosta.
Per Gigi Sabani, a differenza dei suoi innumerevoli seguaci, la parodia era un’arte. La biografia che appare sul suo sito personale probabilmente esagera quando afferma che il romanissimo Gigi a cinque anni era già un divo nel suo quartiere, il Prenestino: infatti, si legge, sapeva riprodurre con stupefacente fedeltà il rumore della circolare rossa che negli anni Cinquanta faceva il giro della città. Un suono, quel lontano ciuf-ciuf, che equivaleva alle stimmate del predestinato.
Anche lui, come Noschese, diventò famoso grazie alla tv, quasi inutile sottolinearlo. Resta un solo, in fondo ininfluente, dubbio, la paternità del suo scopritore. C’è chi dice Gianni Ravera, l’ex potentissimo patron del Festival di Sanremo, colpito dalla sua esibizione alla Corrida, allora radiofonica, che lo invitò al Festival di Castrocaro.
C’è chi invece giura sia stato Pippo Baudo, pronto a ribadirlo anche ieri, in un’affettuosa commemorazione: «Lo vidi dal vivo, in una discoteca in Emilia. Tre giorni dopo lo lanciai a Domenica In».
Impossibile citare tutti i personaggi cui Sabani diede voce. Più che il volto.
Perché, a differenza del meticoloso Noschese, che stava ore in sala trucco per le sue irresistibili parodie di Fanfani o della regina Elisabetta, di Leone o di Mariolina Cannuli, ecco, a differenza di Noschese, Sabani si presentava davanti alle telecamere con la sua faccia, un po’ strafottente da piglia-in-giro: al massimo una zazzera corvina appoggiata sulla testa per fingersi Renato Zero o un paio di occhialini per parodiare Al Bano. Due cantanti, guarda caso, nella vastissima galleria delle vittime, consenzienti, eccome, delle mirabili caricature di Sabani, che con quell’ugola d’oro avrebbe potuto tranquillamente fare il cantante a tempo pieno. Tanto è vero che oltre a quel Castrocaro, partecipò, proprio come cantante, al Festival di Sanremo dell’89.
Morandi, Baglioni, Reitano, Ranieri, Celentano, Mike, Giucas Casella, la Vanoni, Corrado, l’elenco delle parodie eguaglia in metraggio quello delle trasmissioni cui Sabani ha partecipato, Fantastico, Ok il prezzo è giusto, Chi tiriamo in ballo?, Stasera mi butto, Il grande gioco dell’oca, Ci siamo?!, Re per una notte, più svariate edizioni di Domenica In, saltabeccando tra Rai e Mediaset, con un successo che ha toccato l’apice a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, con ampio contorno di Telegatti in premio.
Fino a quella terribile estate del 1996, quando fu coinvolto in uno scandalo, in una parola l’anticipazione di Vallettopoli. Era il 18 giugno e Gigi Sabani fu arrestato su mandato del pubblico ministero Alessandro Chionna per truffa a fini sessuali e induzione alla prostituzione.
L’inchiesta in cui venne coinvolto anche il meno celebre Valerio Merola riguardava una scuola per modelle di Biella. Insomma, alcune ragazze accusarono Sabani di aver promesso una spinta decisiva nel mondo dello spettacolo, purché loro si fossero mostrate, per così dire, gentili con lui.
Lo showman fu scarcerato il 1° luglio e presentò denuncia per abuso d’ufficio contro quel giudice smanioso di protagonismo, che nel maggio successivo sposerà Anita Ceccariglia, ex teste nell’inchiesta e per quattro anni compagna di Sabani. Ovvero, il danno e la beffa. Il 18 febbraio del ’97 il gip di Roma archiviò il procedimento e Sabani fu risarcito con ventiquattro milioni, di lire, per i tredici giorni di ingiusta detenzione.
Un piccolo caso Tortora, grazie al cielo più breve e meno traumatico, che segnò comunque la vita di Sabani («Quanta inutile sofferenza, non c’è cifra che possa ricompensare l’umiliazione subita», commenterà). Ultimamente pensava al teatro, «si sentiva abbandonato dalla televisione», come spiega Baudo. Forse ci sarebbe tornato, in tv. Non ne ha avuto il tempo.