Divorzi, c’è il rischio paralisi

La sostanziale paralisi di tutte le udienze presidenziali, quelle che danno origine alle cause di separazioni e di divorzi, che dall’iscrizione dei procedimenti verranno fissate a sei mesi, e non più a 60-90 giorni, con «conseguente inaccettabile ritardo di tutti i provvedimenti a tutela dei figli minori e del coniuge più debole». È l’allarme lanciato ieri dal presidente della sezione famiglia del Tribunale di Roma, Alberto Bucci, alle associazioni di avvocati. Carenze di organico, ma soprattutto il maggiore carico di competenze attribuite alla sezione famiglia, tra tutte quella dell’esame dello status dei rifugiati politici, sono alla base della situazione che si sta prospettando «con il conseguente allarme sociale - sottolineano le associazioni di avvocati - connesso all’inaccettabile perpetrarsi delle situazioni di violenza intrafamiliare». È per eliminare tale mergenza che viene chiesto «un immediato intervento del Csm e del ministero della Giustizia». «Urge una riforma del diritto di famiglia che miri al contenimento dei tempi e delle conseguenti problematiche, considerate le ingiustificate lungaggini proprie dei giudizi di separazione e divorzio. L’esigenza - commenta Fabio Desideri, coordinatore regionale della Rosa Bianca e consigliere della Pisana - nasce dalla priorità di salvaguardare i soggetti deboli e in particolare i minori dagli aspetti negativi che inevitabilmente tali giudizi producono».