Il divorzio annunciato

La maggioranza, se questa parola si può ancora usare, ci ricorda una di quelle vecchie Soyuz sovietiche che restavano in orbita sgangherate e perdendo i pezzi che poi finivano in fiamme sull'oceano. Tutti restavano col naso all'insù a chiedersi quando sarebbe caduto il trabiccolo spaziale che però seguitava a macinare orbite. Il governo Prodi e la sua maggioranza perdono pezzi come quelle navicelle, ma non hanno più orbite da macinare e tutti a bordo lo sanno.
Ieri è venuto giù il pavimento, o una fiancata, quando il cane e il gatto della coalizione, ovvero Di Pietro e Mastella sempre divisi su tutto, si sono uniti per affondare il progetto governativo di fare una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 a Genova nel 2001, quando la sinistra radicale e ultracomunista si scatenò in una operazione di guerriglia violentissima il cui risultato finale fu la morte di un giovane manifestante ucciso per legittima difesa da un suo coetaneo carabiniere. Quell’episodio e i pestaggi alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto furono un’oscura provocazione preordinata per mettere in difficoltà il neonato governo Berlusconi sul piano internazionale.
Ma l'intento del governo e della maggioranza nel chiedere di istituire una tale commissione è proprio quello di mettere sotto accusa, mentre si avvicinano le elezioni, la parte politica avversa, cioè di fare esattamente quel che la sinistra ha sempre rimproverato (a torto) al centrodestra circa le commissioni Telekom Serbia e Mitrokhin. La Commissione ovviamente doveva essere usata come una clava contro il futuro governo Berlusconi attaccando quello di allora, scatenando la caccia alle streghe contro il ministro degli Interni e contro il capo della polizia De Gennaro, nel frattempo silurato insieme ai vertici della Guardia di Finanza e dei Servizi segreti. Ebbene, Clemente Mastella e Antonio Di Pietro hanno detto di no, hanno sfidato la maggioranza di sinistra e il progetto di Commissione si è staccato dalla Soyuz. Naturalmente nella maggioranza è scoppiato il finimondo: quel fine liberale che è Oliviero Diliberto insieme a vari ministri fra cui il furibondo Ferrero sono saltati in aria profferendo frasi di profondo rancore e disprezzo.
Tutto ciò dimostra che quel che accade è la lite furiosa e la concorrenza per sopravvivere fra i due segmenti della sinistra, quella moderata di Dini, Mastella e Di Pietro che non riesce a stare insieme a quella parolaia e ultracomunista. Quel che è accaduto ieri con la Commissione sul G8 ripete lo schema di quanto già sta accadendo con la vicenda dei precari di cui il nostro Giornale si sta ampiamente occupando. A chiacchiere la sinistra oltranzista promette ciò di cui non può disporre: un'assunzione per tutti i precari del pubblico impiego, che sono una mezza milionata compresi i consulenti siciliani amici degli amici. I soldi non ci sono, ma si fa finta che ci siano e che la sinistra radicale sia molto buona perché, lei sì, vorrebbe dare un lavoro a tutti. La sinistra normale ovviamente si oppone e alla fine si prospetta una truffa politica in grazia della quale si dirà ai precari che verranno assunti e poi si comunicherà loro che purtroppo l'intenzione c'era ma non ci sono i soldi. Come si vede si tratta di volgarissimi giochi, piccoli escamotage da illusionisti.
La sinistra estrema sa che le prossime elezioni imporranno il divorzio fra le due anime oggi in litigiosa concorrenza e sa che potrà prendere più voti se darà fondo al massimo di demagogia, di statalismo e di assistenzialismo. La sinistra che oggi cerca di mettersi in salvo da quell'abbraccio mortale, per le stesse ragioni sa che deve smarcarsi alla svelta e far vedere di saper dire di no. Nel frattempo altri pezzi della vecchia Soyuz volteggiano prendendo la via dell'oceano in fondo al quale si preparano le elezioni anticipate.
Paolo Guzzanti
www.paologuzzanti.it