Il divorzio lampo? Si farà dal commercialista

Il progetto, che potrebbe comparire nella riforma del processo civile,
prevede che i professionisti lavorino in un collegio con un avvocato e
uno psicologo. Così si arriva a una conciliazione diminuendo tempi e
spese

Roma Separazioni e divorzi in aumento e sempre più lunghi, costosi e stressanti. Ma adesso arrivano i commercialisti e promettono una divisione lampo dei coniugi, con il vantaggio accessorio di decongestionare i tribunali. Proprio loro, i maghi di conteggi, detrazioni ed escamotage vari per non arrendersi facilmente alle richieste vampiresche del fisco, cercano di ritagliarsi un nuovo ruolo di arbitro per coppie frantumate.
Risolviamo tutto in un mese, assicurano, perché siamo in grado di districarci tra questioni fiscali e contabili, tra dati, numeri e calcoli, molto meglio di magistrati e avvocati. Le questioni più controverse, che fanno durare anni il calvario per chiudere ufficialmente un matrimonio già fallito e gonfiano gli onorari legali, sono quelle economico-patrimoniali. Assegno di mantenimento del coniuge più «ricco», insomma. E allora, perché non affidarsi subito nelle mani dei commercialisti per indagare sui beni degli interessati?
Secondo i professionisti delle dichiarazioni dei redditi così i tempi sarebbero dimezzati, le spese calerebbero addirittura del 70 per cento e poi, vuoi mettere lo stress? Dicono che nella scala degli eventi che sconvolgono una vita separazioni e divorzi sono al secondo e terzo posto, dopo la morte di moglie o marito (vedi studio di T.H.Holmes e R.H.Rahe dell’università di Whashington, 1967). Ma ricorrendo al rito abbreviato, secondo il modello proposto dal Consiglio nazionale dei commercialisti, tensione e logorio calerebbero sensibilmente.
Il progetto, che potrebbe diventare un emendamento alla riforma del processo civile in discussione alla Camera, consentirebbe a questi professionisti di entrare nell’istituto della conciliazione, per decongestionare i tribunali in affanno e incentivare i riti alternativi. La coppia in lite potrebbe rivolgersi ad un collegio nominato dal giudice e composto da commercialisti, avvocati e psicologi. Entro 30 giorni il terzetto dovrebbe venire a capo dei problemi che riguardano coniugi, figli e mantenimento, individuando tutti gli elementi per quantificare l’assegno e decidere sull’affidamento della prole. Sulla base di questo verbale sarebbe il giudice a dire l’ultima parola. Se poi i coniugi non accettassero il verdetto potrebbero passare alla procedura standard, ma il lavoro fatto non andrebbe perso perché finirebbe nel fascicolo del procedimento.
Già oggi avvocati e psicologi entrano quasi sempre nelle fasi di separazioni e divorzi, ma l’ingresso dei commercialisti consentirebbe di partire dall’elemento certo di reddito e patrimonio degli interessati per risolvere le controversie senza estenuanti contese economiche. Questo, almeno, giurano gli interessati.
Ridurre del 50 per cento i tempi, con il rito abbreviato, avvicinerebbe l’Italia alla media europea: oggi per una separazione consensuale ci vogliono 150 giorni, che possono diventare 890 se si va in giudizio. Per il divorzio si oscilla da un anno (se è consensuale) a 4 (se giudiziale). Gli ultimi dati dell’Istat, per il 2006, parlano di 80.407 separazioni e 49.534 divorzi. Le prime, in lieve flessione del 2,5 per cento rispetto all’anno prima e i secondi con un incremento del 5,3 per cento. Si conclude in modo consensuale l’85,6 per cento delle separazioni e il 78,8 per cento dei divorzi.
Dice l’Associazione matrimonialisti italiani che il costo medio dell’assistenza legale per i coniugi va dai 400 ai 14mila euro per la separazione, con un volume d’affari per gli avvocati di 700-800 milioni di euro. Le parcelle medie per ogni coniuge vanno da mille a 3mila euro per il rito consensuale e da 4mila a 10mila per quello giudiziale. I commercialisti promettono una forte riduzione dei costi, con il nuovo sistema: 1.500 euro per il collegio multidisciplinare. La determinazione del bilancio familiare permetterebbe un risparmio di circa 1 miliardo all’anno, da riutilizzare almeno in parte per la giustizia.
È nel Nord (in Lombardia, in particolare) che i matrimoni si rompono più frequentemente, segue il Centro (Lazio al secondo posto, tra le regioni). Al Sud, invece, per amore o per forza le coppie tengono di più. I commercialisti, laggiù, non avrebbero grandi prospettive.