Divorzio tra lesbiche: figlie alla «madre psicologica»

In primo grado il giudice aveva stabilito l’affidamento congiunto. La mamma naturale era scappata con le bambine

Lorenzo Amuso

da Londra

Due giovanissime sorelle, figlie di una coppia di lesbiche, sono state tolte alla madre biologica e affidate alla sua ex compagna, riconosciuta come «madre psicologica». È quanto successo in Inghilterra dove una Corte d'Appello ha cancellato per sempre il tradizionale principio secondo cui i genitori naturali vengono avvantaggiati nelle cause di affidamento. Una norma vecchia e ingiusta, ha spiegato Lord Justice Thorpe, sottolineando come il coinvolgimento di entrambi i genitori nella crescita dei figli renda di fatto «genitori naturali». Senza trascurare - ha puntualizzato il giudice - che come i bambini non sono mai in grado di distinguere i genitori in base a criteri di tipo biologico, allo stesso modo deve agire un tribunale. «Siamo entrati in un nuovo mondo dove le norme che potevano sembrare sicure 20 anni fa o addirittura prima, oggi non funzionano più - ha scritto nella sua sentenza Justice Thorpe -. Agli occhi dei bambini il genitore naturale può anche corrispondere a quello non-biologico che però, in virtù di una lunga e profonda relazione, diventa con il tempo un genitore psicologico». La battaglia per l'affidamento delle bambine è nata in seguito alla fine della relazione tra C.G. un’insegnante «testarda ed egoista», e C.W. (le generalità delle due donne non sono state divulgate per rispettare la privacy delle bimbe). Durante la loro relazione, durata sette anni, C.G. ha partorito due figlie - oggi di sette e quattro anni - ricorrendo all'inseminazione artificiale. Conclusasi il loro rapporto nel 2002, C.G. si è trasferita con le bambine inizialmente in una casa nello stesso quartiere, quindi a Leicester, dove si è fidanzata con un’altra donna. Una prima sentenza aveva negato a C.W., 47 anni, l'accesso alle bambine, non riconoscendole alcuna responsabilità genitoriale. Ma lo scorso aprile un verdetto della Corte d'Appello, ribaltando il giudizio di primo grado, aveva stabilito l'affidamento congiunto delle piccole. In quell’occasione il giudice aveva anche riconosciuto come «vitale» per l'equilibrio psicologico delle bambine la presenza di entrambe le mamme. Ma mentre le piccole trascorrevano l'estate in compagnia di C.W., C.G. - in accordo con la nuova compagna con la quale nel frattempo si era sposata grazie al Civil partnership act (legge sul partneriato civile) - ha venduto la casa di Leicester, prima di trasferirsi di nascosto con le bambine in Cornovaglia. «Una decisione spaventosa presa nello spazio di un pomeriggio», l'ha definita il giudice. Solo attraverso l’iscrizione delle piccole alla scuola locale, C.W. ha potuto rintracciare le figlie, denunciando l'ex fidanzata per «la flagrante violazione delle disposizioni stabilite dalla corte e per l'elaborato raggiro ai danni della stessa C.W.».
Il processo di primo grado si è concluso con la sentenza che ha stabilito l'affidamento delle due bambine a C.W.. Giovedì scorso è arrivata la conferma dalla Corte d'Appello, presieduta da Justice Thorpe. Una decisione sofferta che ha lasciato qualche dubbio ad una delle componenti della stessa giuria, Lady Justice Hallet. «Sono molto preoccupata dalla prospettiva di allontanare queste bambine dal loro unico identificabile genitore biologico che ha provveduto alle loro cure per la maggior parte della loro vita», ha ammesso Justice Hallet. Perplessità non condivise da Mark Harper membro della commissione Law Society: «Si tratta di una sentenza importante che dimostra come le corti riconoscano la qualità dei genitori, senza fissarsi sul corredo genetico, soprattutto quando ci sono di mezzo chiare ed evidenti violazioni di sentenze».