Divorzio fra Smeraldo e Nazionale

L’annuncio a sorpresa: «Basta piazza Piemonte, siamo pronti per il Lirico»

Igor Principe

È durata sei anni, ed è stata una delle unioni più felici sulla piazza milanese. Grazie ad essa, la città ha avuto un luogo in cui scoprire il musical, un tempo materia per appassionati. Ora il matrimonio tra il teatro Nazionale e il gruppo Officine Smeraldo (gruppo che ha in gestione, oltre alla sala di piazza XXV Aprile, il Ciak) si è concluso: la sala di piazza Piemonte torna nella piena disponibilità dei proprietari, la famiglia Rota. Unica eredità, per le Officine, è parte del nome: da teatro Ventaglio-Nazionale si passa a teatro Ventaglio-Smeraldo.
«Sarà così per i prossimi 18 anni», spiega Gianmario Longoni, presidente del gruppo. «Ventaglio ha siglato con noi un accordo che va oltre la partnership normale, essenziale per far lavorare un teatro privato com’è il nostro. Quanto all’addio al Nazionale, era nei programmi. Continueremo comunque a gestire tre sale: non dimentichiamoci infatti del Lirico, per il quale siamo pronti a partire. Ci mancano le autorizzazioni amministrative - prosegue Longoni - ma per novembre del 2007 dovremmo esserci».
Cambia il nome, dunque, ma non la filosofia. La prossima stagione dello Smeraldo sarà, come ribadisce il direttore artistico Paolo Scotti, «all’insegna della continuità». Sedici gli spettacoli in programma, cui si aggiunge una decina di concerti con nomi di calibro quali Paolo Conte, Francesco De Gregari, Fiorella Mannoia, Donald Fagen, Giovanni Allevi.
Un altro gigante della canzone transiterà sul palco del teatro, ma sotto forma teatrale. Si tratta della «tigre di Cremona», protagonista di «Mina... che cosa sei?», spettacolo che inaugura la stagione (29 settembre). Nato in Argentina e diretto dall’oriunda Valeria Ambrosi, è un musical di sole canzoni che, secondo la regista, «non intende imitare la grandezza e la figura della cantante, ma raccontare tre decenni di storia, dai ’60 agli ’80, per mezzo dei suoi brani e della sua fantastica voce».
Subito dopo (10 ottobre) uno degli appuntamenti che più segnano la stagione: «Marciel in Italia: i colori della vita». Marciel è il personaggio pensato dal francese Marc Hollogne, che da oltre vent’anni spopola tra americhe e Giappone con una forma di teatro che unisce, con i migliori crismi dell’illusionismo, cinema e teatro. Dalla platea, lo spettatore vede un attore in carne e ossa che interagisce con altri attori sullo schermo di un cinema senza alcuna soluzione di continuità.
Anche il terzo spettacolo (24 ottobre) è, come i due precedenti, una prima nazionale. E si chiama come il gruppo che lo interpreta: Tao, un gioco di percussioni e coreografie che omaggia la tradizione del paese di provenienza, il Giappone, con uno degli strumenti principi nella loro musica, il tamburo taiko.
Il resto del programma scorre via tra repliche volute a furor di popolo (Antonio Albanese e il suo Psicoparty) e ospiti ormai fissi. Come Teo Teocoli, protagonista di uno show in cui, per metà del tempo, farà da juke box: il pubblico chiede, lui esegue. Altri attesi ritorni sono quelli dei Fichi d’India e di Daniel Ezralow. E soprattutto di Cochi e Renato. I due leggendari comici saranno in scena il 20 marzo con Nuotando con le lacrime agli occhi. Spettacolo di ragionamenti e canzoni. Queste ultime sono quelle di sempre, dalla «Canzone intelligente» a «La vita l’è bela». E i ragionamenti, per fortuna del pubblico, non dovrebbero risentire della maturità guadagnata dai due protagonisti.