Il Dizionario dei «mieli nomadi» Andrea Paternoster in Feltrinelli

Molti sono i modi per far entrare la sensuale magia della natura in una grande, qualche volta troppo grigia città. Il più bello, ancora più bello di un libro, ha a che fare col miele: «C'è miele e latte sotto la tua lingua» dice un verso del Cantico dei Cantici, e domenica questa sarà una sensazione ancora più concreta e più insolita. Alle 11, infatti, alla Feltrinelli di piazza Piemonte l'apicoltore nomade - il cui nonno sempre apicoltore fu messo in poesia da Tonino Guerra - Andrea Paternoster presenterà attraverso una degustazione multisensoriale di otto mieli monofloreali («dei cru al quadrato, ci spiega, espressione di un territorio ma anche di un segmento di tempo») il suo Dizionario dei mieli nomadi (Corraini editore, pagg. 192, euro 14). Volumetto intrigante: realizzato con i contributi del letterato Luigi Manias, del cibo-cultore Daniele Savi, della ricercatrice Lucia Piana, è accompagnato dai disegni di Yoshiko Noda (Yocci), ed è un dizionario bilingue, italiano e inglese per ciascuna delle voci, da Abete (melata di-) a... Zorro! Cibo già pronto, «al di qua della cucina» come chiosava l'antropologo Lévi-Strauss, e tra i pochi «senza ingredienti», il miele è tra tutti il più seducente: «Vero -conferma l'autore- e aggiungo che il miele non è un prodotto delle api, ma dei fiori. Questo incredibile animale, l'ape non lascia morire nulla: mentre si nutre raccoglie il nettare e ce ne fa dono. Vorrei che questo libro rappresentasse un rinascimento del miele, così marginale oggi come una volta lo erano il vino e il cioccolato».