IL DIZIONARIO DI IRENE BRIN Il Matrimonio? Per le donne è l'unico vero successo

Irene Brin FORCHETTA È, in realtà, lo strumento prediletto, l’eroina di un’apparecchiatura in cui il coltello rappresenta il fellone, ed il cucchiaio il padre nobile. Tutto, o quasi, si mangia con la forchetta: bisogna imparare a tenerla con leggerezza tra le dita, a posarla garbatamente nel piatto, con la punta al centro ed il manico all’orlo. Non caricatela di troppo cibo. Non costringetela ad entrarvi in bocca come una nave in porto. Naturalmente vi servirete di un pezzetto di pane per stabilire sulla forchetta i piselli. E naturalmente non vi servirete della forchetta per schiacciare il riso bollente, o per sparpagliare la purea di patate fumante. (Se, qualche volta, la utilizzerete per aprire le deliziose patatine arrostite, e così riempirle di sughi fragranti, fatelo di nascosto).
FORMIDABILE Parola tabù, vi rende antiquati, ridicoli, enfatici.
FORUNCOLINI Ignorateli, se non per coprirli di essiccanti spolverizzati e per correggere la vostra dieta, evidentemente troppo ricca di grassi. Praline, indossatrice celebre, narra nelle sue memorie di aver rischiato la rovina per un foruncolino schiacciato imprudentemente, non disinfettato, infettato, terribile, durante una sua presentazione di modelli in Sud-Africa.
FURBI Se evidenti, sgradevoli. Se prudenti, pericolosi.
GESTI Gestite il meno possibile, particolarmente quando parlate in una lingua straniera, perché allora è quasi inevitabile supplire, con lo schiocco delle dita, con la flessibilità dei polsi, alle frasi che ci sfuggono. Non esitate, conoscendo la vostra tendenza, ad incrociare fermamente le dita sul bordo della scrivania, o nel vostro grembo, senza però contorcerle. Le ballerine classiche e le principesse reali imparano uno stesso segreto: la lentezza, che tiene sempre luogo di maestà. Se alzano un braccio, lo fanno pensando alle ali dei cigni. Se indicano un pasticcino che vorrebbero mangiare dànno l’impressione di manovrare una bacchetta magica. Oltre ad esser lenti, bisogna esser astuti, ricordando che la incipiente vecchiaia non si rivela tanto attraverso le rughe (c’è la chirurgia estetica per abolirle), né attraverso la pinguedine (ci sono le diete), quanto attraverso i gesti sbagliati.
GIOVENTÙ Come sono noiosi i giovani, anzi, i più-gio vani-di-noi: non sembrano mai immaginare che invecchieranno, che passeranno per stadi successivi fino a raggiungerci nel nostro limbo. Convinti del loro buon diritto, i giovani ménages deprecheranno i doni ricevuti per le nozze, gli esempi ricevuti per tradizione e, insomma, quasi tutto. Sarebbe inutile serbar rancore, meditar vendetta, e consoliamoci pensando che anche i giovanissimi sono maggiori a qualcuno: e c’è, quindi, qualcuno che li disprezza e compiange.
GOMITI A tavola, tenete i gomiti stretti al corpo. Se siete anglosassoni, tenete le mani in grembo appena potete: tutte e due negli intervalli, ed almeno una quando, con il cucchiaio, mangiate la minestra. Se siete latini, tenetele sempre sul lavoro, leggermente appoggiate all’orlo. Ma i gomiti non poseranno mai sul legno, non si staccheranno mai dal torace.
INVITO Invitate a colazione una persona timida e niente affatto sicura di sé. Vi risponderà: «Oh, Dio mio ma non vorrei che lei si disturbasse»; implicando così l’idea che voi abitualmente non facciate colazione; oppure mangiate un boccone, in fondo alla pentola e sul tavolo di cucina; oppure consumiate, nel cartoccio di carta, qualche porcheriola acquistata in rosticceria. Invitate a colazione una persona snob e sicurissima di sé. Vi risponderà «Grazie, come è carina! Purtroppo domani (o eventualmente anche tra quindici giorni) ho promesso a Pam di stare con lei. Ma ci telefoniamo e magari appena torno da Palm Beach...». Avrete così la gioia di sapere che fa colazione con la ex signora Churchill, che va in America, ma che forse, se tutto si aggiusta, c’è qualche speranza per voi. E allora invitate una persona cortese, ma estremamente povera. Vi risponderà: «Grazie, purtroppo domani arriva qui mia cognata, le sono tanto, tanto grata lo stesso», perché già pensa che non saprà come «disobbligarsi», e quindi preferisce non aver debiti di riconoscenza con nessuno. Quanto alla risposta esemplare, benché forse non sincera, eccola: «Grazie, che gioia, potremo finalmente fare una bella chiacchierata; a che ora devo venire?» e poi, venire all’ora esatta, perché il rituale sufflè non crolli. L’altra alternativa. È una frase che abbiamo imparata nei film di gangster, quando il poliziotto, legato e condannato, si sente proporre una possibilità di salvezza; o quando il capobanda, disarmato e imbavagliato, si vede offrire una via di scampo. «Qual è l’altra alternativa?». Ma, benché nessuno si esprima mai con tanta precisione, l’Altra Alternativa appare spesso nei rapporti unicamente mondani: «Giovanni, vieni a pranzo con noi mercoledì sera?». «Volentieri, ma non sono certo di essere libero, magari vi ritelefono...». Questo significa: un miliardario oppure una bellissima donna hanno lasciato sperare che, forse, mercoledì, sarebbero disponibili per pranzo. Se, però, non potessero, l’uomo prudente tiene in serbo l'altra alternativa, il pranzo modesto con i vecchi amici. Ma naturalmente anche i vecchi amici sono furbissimi; e quando, il mercoledì si sentiranno comunicare che, oh gioia!, Giovanni ha potuto liberarsi e viene davvero a pranzo con loro, non ne saranno molto soddisfatti.
LAVADITA Generalmente d’argento o di peltro, ma piacevole anche di cristallo, viene portato in tavola al momento del dessert e va collocato a sinistra del piatto in cui, appunto, si mangeranno frutta o dolci. Tuttavia se si servono crostacei e se si considera che molti adorano mangiare con le mani certi gamberi, allora il lavadita va offerto subito dopo quest’operazione di cannibalesca apparenza. Si può benissimo adoprare il lavadita come coppa per fiori: basso, largo, è ideale per tenere in fresco, poniamo, le violette. Ma non si ammette che serva ad offrire una macedonia di frutta o di crema: soltanto se in vetro avrà la nostra indulgenza, perché così lavabile, perché di così controllabile pulizia.
LEI E TU Io sono favorevole, generalmente, al «Lei» invece del «Tu», ogni volta che convenga serbar giuste distanze. Il «Lei» del dittatore fanciullesco può aver le sfumature di deferenza verso i suoi subalterni con capelli grigi, e di autorità con i subalterni dai capelli neri. «Lei», ed una macchina modesta ed un corredo grigio. Il padrone cadetto non tenti neppure di stabilire i contatti personali, esuberanti, del banchetto sociale, della gita collettiva. Non sia testimone alle nozze, né padrino ai battesimi. Mandi doni immutabili, in denaro ovviamente. Testimoni il suo interesse con attenzioni impersonali, la visita di uno specialista agli infermi, la vacanza pagata ai convalescenti, i corredi identici ai neonati. Scapolo, non si faccia fotografare al night-club con la Bellissima di passaggio. Ammogliato, non ostenti le pellicce e i diamanti della moglie anche se - soprattutto se - la dote o le parentele della moglie gli valgono la sua fortuna. Non partecipi a gare automobilistiche. Non abbia un aereo privato. Abiti in albergo, tenga la famiglia in campagna, viva insomma come l’eremita-miliardario cui ci stiamo abituando.
MADRI «On formerait, ma chère enfant, une autre grande amitié de tous les sentiments que je vous cache»: così scriveva a sua figlia madame de Sévigné, e può esser la miglior lezione per le madri che parlano troppo, o per le figlie che non capiscono abbastanza.
MANCE Il più famoso mercante d’arte dei nostri e di tutti i tempi, lord Duveen, mi disse, un giorno, di dover tutte le sue fortune alle grosse mance che distribuiva e che gli valevano l’amicizia, la complicità, la devozione, generali. Bevete un aperitivo di meno e fatevi amico del barman; non mangiate dolce, ma conquistatevi il cameriere della trattoria; siate generoso con i portinai ed avrete in loro i mallevadori della vostra rispettabilità. A Natale, a Pasqua, a Ferragosto, incaricate il portinaio di distribuire lui le mance a chi di dovere; fattorini, postini, spazzaturai, guardiani notturni ed altro, e di stabilire lui stesso le cifre proporzionate. Incaricato dei vostri interessi li difenderà nobilmente. E fate piccoli doni natalizi a quanti non accetterebbero mance, la giornalaia, il tabaccaio, la dattilografa, coloro insomma che contribuiscono ogni giorno al benessere della vostra giornata.
MATRIMONIO Spero di non irritare le mie lettrici e di inorgoglire i miei lettori quando dirò che, per la donna, il matrimonio simboleggia il vero, grande, unico, successo. Anche se le tredicenni mi confidano: «Voglio dedicarmi all’astronomia, e non mi sposerò mai», anche se le sessantenni stridono: «Come sono contenta di non essermi ancora sposata!» io so che mentono. E non solo le nubili vogliono sposarsi, ma le vedove, le divorziate, le divorziande. Quelle che mi espongono i loro drammi presenti di gelosia e di percosse e di brutture, buttano lì anche una speranza, giustificabile, certo, ma curiosamente espressa: «Vorrei tanto rifarmi una vita, ottenendo l’annullamento per sposare un uomo veramente degno di me». Quelle che si accontenterebbero di sapere da me come accostare il loro quindicenne compagno di scuola, non vogliono chiedergli componimenti in regalo, ma formale impegno matrimoniale. Considero commovente questo fervore femminile, antichissimo, probabilmente istintivo: ma, come so che duecento Indignate mi scriveranno protestando («Figuriamoci! Matrimonio, io! Meglio la morte! I tempi sono cambiati!»), così so anche che la massa delle donne rifiuta di considerare seriamente il proprio problema. Se ciascuna, infatti, ammettesse onestamente di desiderare il matrimonio, si potrebbe preparare con maggior serietà alla sua vera carriera. Intanto, serbandosi saggia, casta, pulita; poi imparando cucina, economia domestica, rammendo; infine scegliendo una carriera conciliabile con il matrimonio perché evidentemente una hostess in attività di servizio o una giovane diva dal seno sporgente non costituiscono le mogli ideali: adorabili, rispettabili, quel che volete, ma non facilmente coniugabili. Insomma, l’addetto d’ambasciata che vuol diventare ambasciatore studia lingue e si comporta seriamente. La ragazza che decidesse, lucida e serena, di volersi sposare, dovrebbe comportarsi seriamente e studiare gli uomini: diventerebbe una moglie felice.
MENTIRE «J’aimais Paris, où je me suis fait tant de mal, parce que j’y avais moins besoin d’y mentir qu'ailleurs». Questa frase di Maurice Sach può rappresentare la chiave per molti segreti. Le ragazze che scrivono: «Adoro Gaetano, sono bella, giovane, ricca, colta, ma lui mi preferisce una cinquantenne grassa, povera, ignorante e brutta», si convincano che con ogni probabilità la cinquantenne non possiede arti magiche. Soltanto, quando è con lei Gaetano si sente amato, compreso, compatito, qual è. Non è costretto a mentire come lo sarebbe con la vezzosa giovinetta: ostenta anzi i suoi difetti, si libera delle sue repressioni. Ogni donna veramente innamorata dovrebbe saper dare al suo uomo il diritto della verità.
MENTO Se doppio, avvilisce tanto l’uomo quanto la donna che possono, comunque, cercare di abolirlo così: ungete largamente la pelle; sdraiatevi sul letto, con il cuscino sotto le spalle e la testa bassa; spostate venti volte la testa da destra a sinistra e viceversa; sporgete in fuori il mento in modo che i denti inferiori sporgano su quelli superiori; aprite e chiudete la bocca venti volte, lasciando la mascella pendere e rialzandola. Riposatevi, rialzatevi, e percuotete rapidamente tutta la linea mascellare con il dorso delle mani... Francamente, non credo che un solo uomo seguirà questo consiglio, e dedico quelli successivi unicamente alle donne. Se il vostro doppio mento è davvero considerevole usate, quando siete sola in casa, la mentoniera di gomma (o una vecchia calza di cotone!). E per il trucco: la cipria bianca mette in evidenza un mento sfuggente; la cipria scura diminuisce un mento sporgente; il doppio mento richiede un’incipriatura particolare, che, stendendosi da un orecchio all'altro, ben scura, abbia il risultato di «tagliarlo».
MODERAZIONE Assoluta, generalmente, continua. Moderate la cortesia e l’insolenza; la preparazione ed il capriccio; il trucco ed il non trucco. Moderate perfino la bontà, non diminuendola, ma mascherandola, per non offendere, con l’evidenza della superiorità vostra, la triste inferiorità altrui.
(5.Continua)