IL DIZIONARIO DI IRENE BRIN

DARE LA DESTRA Un uomo dà sempre la destra ad una signora. In strada però il posto privilegiato è quello accanto al muro, non sull’orlo del marciapiede, e quindi si tratterà, ogni tanto, di darle la sinistra. Salendo le scale la lascerete dal lato del corrimano; se la scala è stretta e non potete salirla insieme, camminerete davanti a lei, salendo. E scendendo, davanti, così, nel caso cadesse, vi troverebbe pronto a farle da materasso.

DIETE Pensate all’Ottocento, ai gagliardi discorsi di gastronomia, e dimenticate le vostre diete ogni volta che siete ospite (in trattoria o in casa) di qualcuno. Qualcuno che, del suo meglio, ha fatto venir per voi caviale russo o pollanche bressane e gaspacho spagnolo, oppure vi ha ordinato la pizza Margherita, orgoglio di quella pizzeria. Ebbene, avete solo un modo di ricompensarlo, risarcirlo, premiarlo per il suo buon cuore. Mangiate, mangiate, mangiate. Riprendete il risotto, chiedete con falsa confusione una patata supplementare, anche se per smaltire quelle calorie dovrete digiunare tre giorni; anche se avete sempre odiato la pizza Margherita; anche se il pizzaiolo vi sembra sporco. Potete rifiutare l’invito, adducendo la salute vacillante o la partenza per il Congo. Ma, se accettate, dovete divorare, sorridere, lodare l’orchestrina (inevitabile nelle pizzerie), il vino mediocre (le mogli degli amici servono sempre vino mediocre), lodare la temperatura, la luce, il silenzio, il rumore, la compagnia, la solitudine. Uscendo di lì, bagno turco e purga, se credete. Ma non dimenticate una telefonata o un rigo di rallegramenti! I nostri regimi devono renderci snelli, non detestabili.

DONNA È una fragile creatura, degna di ogni rispetto, lo sappiamo, e non ne parleremo. Voglio però segnalarvi l’errore in cui i giornalisti cadono troppo spesso, quando scrivono «Donna Gronchi», invece di «donna Carla Gronchi». Inoltre «donna» è una specie di titolo, troppo spesso regalato con leggerezza: sono «donne» per diritto, dall’infanzia alla morte, le figlie dell’altissima nobiltà italiana. Sono «donne» le mogli degli ambasciatori, degli altissimi funzionari statali. Lo sono, per deferenza, le attrici, le scrittrici, le celebrità, insomma, alle quali non si sa dire «signora Borboni», ma si dice «donna Paola». Da Roma in giù, secondo l’uso spagnolesco, tutte sono «donna», anche, e soprattutto, la portiera e la lavandaia. Ma sempre «donna Assunta», non «donna Esposito»; il nome di battesimo è indispensabilissimo.

DRIVE-IN Frequentate i drive-in? Risposta immutabile, cui mi associo: «In America sì, in Italia no». Se decideste di frequentarli, ricordate che il peggior inconveniente non è la distanza, né la vastità delle immagini, né l’inevitabile disciplina: ma la claustrofobia ispirata dal profumo penetrante della ragazza invitata, o la brillantina del ragazzo, o il perpetuo tintinnare di braccialetti troppo vicini, moltiplicati dall’accostamento. Le americane amano il drive-in anche perché entrano nella propria macchina dal giardino, o dall’uscio di cucina comunicante con il garage, e possono serbar la vestaglia, le pantofole, i bigudì dentro il turbante appena annodato. Se avessero fame o sete possono ricevere, sul vassoietto fissato allo sportello della macchina, pressappoco quel che avrebbero cucinato a casa, uova e pancetta o frittelle. Oppure non troveranno triste, rientrando, saccheggiare il frigidaire. Da noi il drive-in ha tono più mondano, costa parecchio, è infrequente. Ci si va in comitiva, prima o dopo della pizzeria, si tende a scherzare sulla pellicola con maggior libertà di quanto si farebbe in un cinematografo. E, incontrollati, si finisce anche per esser più insopportabili del solito.

EMANCIPATE Parliamone, poverine. Parliamo delle spavalde, delle superbe, delle sventate. Di quelle che vogliono vivere la loro vita: sorpassare i luoghi comuni; liberarsi dai pregiudizi; accontentare il fidanzato, che altrimenti «andrebbe in una casa malfamata»; mostrarsi superiori; abbagliare il corteggiatore timido; mettersi all’altezza del corteggiatore spavaldo; godere la gioventù che passa troppo presto; far vedere all’innamorato infedele che, in fin dei conti, le occasioni non mancano! Insomma, han fatto quello che, secondo me, secondo i pregiudizi, secondo la saggezza, non dovevano fare. Se ne trovano bene? Naturalmente no, anche se non sono abbastanza ragionevoli per ammettere che gli errori si scontano. Poverine, cercano giustificazioni personali: si sono date ad un bruto; un’altra donna si è messa di mezzo; gli uomini sono tutti mascalzoni; potevano mai prevedere di ritrovarsi incinte? potevano mai supporre che le brutte malattie circolano ancora? potevano mai sognare che l’opinione pubblica è ancora tanto arretrata? Ebbene, sì, potevano immaginare tutto. E potevano, si intende, anche immaginare in se stesse il vuoto, la paura, l’inquietudine, il complesso d’inferiorità perpetua, la gelosia, il rimpianto. Anche se portano abiti 1954 le emancipate conservano spesso un trepido cuore 1901.

FACCIA A CUORE Il rossetto più alto possibile. La bocca non troppo rossa, non troppo evidentemente dipinta: premete la vostra matita al centro, usatela leggermente verso gli angoli. La vostra fronte sarà già ampia, moderate quindi le vostre sopracciglia. Qualche ricciolo, qualche ciocca, sulla fronte stessa. Occhiali, se ne portate, disegnati in modo da seguire, senza contrasti, la linea degli occhi: non troppo grandi, non troppo tondi, non troppo squadrati.

FACCIA A DIAMANTE Allargate con il rossetto la parte superiore della gota, lasciate pallida la inferiore. La stessa bocca, ben centrata, ma non accentuata, che conviene ai «Cuori». Le sopracciglia devono dare aspetto orizzontale, ed i riccioli aspetto infantile ad una fronte inevitabilmente angusta. Occhiali ampiamente incorniciati in alto, leggermente in basso.

FACCIA A MARCHESE (A diamante tagliato in sfaccettature «marquis»). Rossetto alto, ma leggero. L’evidenza della fisionomia si concentrerà piuttosto sulla bocca, e precisamente sul labbro inferiore, allargato. Sopracciglia brevi e dritte. Pettinatura ricca, densa, che copra di frange o di ricci, fronte ed orecchie. Occhiali larghi e rotondi.

FACCIA A PERA Rossetto a triangolo, la cui base sia per adeguarsi alla mascella un poco pesante, ma senza curva eccessiva! Sopracciglia diritte (depilatele in modo da raddrizzarle) e brevi, per non appesantire una fronte già stretta. Pettinatura alta e gonfia, orecchie accuratamente coperte. Occhiali: montatura ampia e sporgente, che conferisce importanza alla parte superiore del volto.

FACCIA OBLUNGA Rossetto al centro delle guance. Bocca «piena», accesa nel colore, che equilibri la composizione un poco malinconica dell’insieme. Sopracciglia diritte, nel complesso, appena un pochino piegate alle estremità. Pettinatura che accorci ed allarghi: frangia, eventualmente. Occhiali ampi, arrotondati in basso.

FACCIA OVALE Signore leonardesche, signore perfette, collocate il rossetto a metà della guancia, spingendolo verso la tempia, tenendolo abbastanza alto sotto l’occhio. Coloratevi le labbra seguendone la linea naturale, curvando solo un poco gli angoli del labbro inferiore. La stessa morbida curva dovrà ritrovarsi nelle sopracciglia. Scegliete una pettinatura assolutamente simmetrica: spesso, il Perfetto Ovale si completa con l’attaccatura dei capelli a puntina: mettetela in valore! Occhiali: ovali, né più grandi né più piccoli dell’arco sopraciliare.

FACCIA QUADRATA Un cerchio di rossetto sotto l’occhio, da spargersi poi accuratamente verso gli zigomi, e verso la mascella, già scurita alla base. Bocca preziosamente curvata agli angoli (senza quadrature tipo Crawford!). Sopracciglia arcuatissime. Pettinatura irregolare ed un pochino barocca, senza righe, senza scriminature. Occhiali. Avrete indovinato! rotondi.

FACCIA ROTONDA Il rossetto sia distribuito dalla mascella alla tempia, sulla «base» scura \. Sopracciglia lunghe, lunghissime, eventualmente allungate con la matita. Labbra disegnate generosamente, per evitare la forma «bocciolino di rosa», stucchevole in tanta rotondità. Pettinatura alta ed asimmetrica, con riga laterale, arricciatura sollevata. Occhiali: chiusi in una montatura stretta, a mascherina cinese, che vi dia occhi leggermente obliqui.

FEDELTÀ Istinto essenziale oppure decisione ammirevole. Siate fedeli in affari, in amicizia, in politica, in bontà: e, si intende, in amore. Ma non aspettatevi la fedeltà che nessuno vi ha promesso e nulla vi ha garantito. Parlo qui per le ragazze e non per i ragazzi, specifico; per le quindicenni, non per i quindicenni. Sono sempre le mie lettrici che, annunciandomi il loro «fidanzamento ancora clandestino per via di papà» con un coetaneo, mi chiedono di trovar loro un grazioso appartamento, un figurino d’abito nuziale, e forse anche un modello di culla. I lettori, al massimo, vorrebbero sapere come «comunicare ad una bellissima fanciulla castana» i loro sentimenti teneri, ma niente affatto solidi. La costanza è parte integrante del carattere femminile, nonostante le opinioni personali del duca di Mantova. La donna non è mobile. La donna, anche inesperta, ingenua, ignara, sviluppa strane doti di praticità, non appena pensa al matrimonio. Il compagno di scuola l’ha guardata? Significa che l’ama, la vuol conoscere, conquistare, sposare. Se lui si limita a parlare di sport, di studio, o di qualsiasi altro argomento, la Delusa e Scoraggiata mi interroga convulsa: «Quali sono le sue intenzioni?». Se le rispondo: «Discutere con te gli argomenti che lo interessano», la Delusa Scoraggiata Disperata Infranta replica: «Allora, non mi ama?». Se le garantisco che già il desiderio di chiacchierare con lei e non con un’altra indica un minimo di preferenza, la Delusa Forse Rasserenata, esulta: «Se mi preferisce, mi ama. Se mi ama, mi sposa. Se mi sposa, sarà mio, per sempre!». E qui sarebbe assurdo rammentarle che una vita umana dura facilmente settantacinque anni, e che lei non può ipotecare i prossimi sessanta; e nel suo stesso interesse le conviene aspettare, limitarsi alle conversazioni, non esigere e non imporre promesse eterne. No, già trasformatasi in Sposina Bambina Adorata, la mia corrispondente sta spiando, furiosamente, le reazioni dell’ignaro studentino, che, tra un anno, figurerà nell’archivio sentimentale di lei come il Primo Mascalzone Traditore.
(4. Continua)