«Django», strano effetto pop

Django, the original, in attesa che la Mostra sfoderi in concorso l’omaggio che viene dal Giappone, Sukiyaki Western Django. È passato ieri sera, e chissà che impressione avrà fatto a Franco Nero, volato qui al Lido, sempre uguale. Era il 1966. Sergio Corbucci inventò in tutta fretta un pistolero implacabile che non sfigurasse nel confronto con «il monco» Clint Eastwood. Venne fuori Django, reduce dalla Guerra civile che arriva trascinandosi dietro una bara. Il nome dell’eroe fu rubato a Django Reinhardt, mitico chitarrista gitano, chissà perché. Truculento e fangoso, ebbe subito successo. Rivisto oggi fa uno strano effetto pop: magari Tarantino ha preso da lì la scena dell’orecchio tagliato.