Djokovic fa beep beep a Wile Coyote Murray «La partita più bella»

Non si può chiedere a Wile Coyote di non finire in un burrone, sarebbe innaturale. E il paragone tra Andy Murray e il personaggio dei cartoon più sfigato del mondo è più che un copyright del collega di Sky Sport Stefano Meloccaro: è un vero marchio di fabbrica. Andy, il coyote del tennis, il suo grand canyon l’ha percorso tutto: la caccia è durata 5 set e quasi 5 ore e mai come questa volta Beep Beep era nelle sue mani. Novak Djokovic, s’intende, correva e correva, e sembrava sulle ginocchia e quasi sull’orlo - lui - del precipizio. Invece, come spesso accaduto negli ultimi tempi, domani mattina sarà il serbo a giocarsi Melbourne contro Rafa Nadal, e se davvero Lazzaro Nole è resuscitato come sembra, allora il tennis racconterà un’altra volta la stessa storia. Lo stesso finale.
Così come l’immagine di Andy Murray che lascia il campo con il tabellone fissato 6-3 3-6 6-7 6-1 7-5 sembra proprio quella di Wile che, mani dietro la schiena, viene chiuso dalla scritta That’s all, folks!. È tutto, ragazzi, sarà per la prossima volta. Ma il copione è già scritto. Perché anche a Melbourne non è servito il solito tifo di mamma Jude più fidanzata, e soprattutto i c’mon un po’ sommessi e quasi imbarazzati di Ivan Lendl, coach, guru e psicologo che ai tempi suoi avrebbe preso la situazione in mano a colpi di racchettate. Andy, in fondo, ce l’aveva quasi fatta, ma poi - come sempre - la roccia si è sgretolata sotto i suoi piedi. Così è stato avanti due set a uno (con il terzo set riacciuffato al tie-break dopo essere stato avanti di un break), così è stato alla fine nel quinto, quando dopo aver recuperato da 2-5, Wile - Andy, pardon - si è trovato sul 15-40 sul servizio di Nole. Troppo facile in fondo. Beep beep.
E allora alla fine Djokovic steso a pregare i suoi dei sul campo della Rod Laver Arena con il medesimo in tribuna ad applaudire («Grazie di essere rimasto fino a tardi, mister Laver, e ci scusi se stiamo troppo sulla linea di fondo...», scherzerà poi Nole. «Però ho giocato il miglior match della mia vita»), era l’immagine della solita beffa. Andy Murray, con questa, ha perso cinque semifinali su sette in uno slam e nelle altre due occasioni ha smarrito la strada in finale: Wile insomma non avrebbe saputo fare di meglio, anche se lo scozzese non si arrende, perché dopo la sigla finale si è sempre pronti a ricominciare: «Ero così vicino... Sento di essere pronto mentalmente, mentre fisicamente devo lavorare».
Chissà allora, forse succederà davvero, forse finalmente arriverà il momento in cui la corsa di Andy arriverà al traguardo. Anche se l’unica volta in cui Wile Coyote ha finalmente catturato Beep Beep, si è poi guardato attorno smarrito e ha pensato: «E adesso?».