Il dna di Chiara sulla bici di Stasi Alberto in cella: "Sono innocente"

Il giovane interrogato per oltre quattro ore si difende: "Non sono stato io". Ma non convince gli inquirenti. Portato in carcere a Vigevano. L'accusa: omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Il procuratore: "Ora abbiamo le prove". La madre di Chiara: "Se è vero, è come se mia figlia fosse stata uccisa due volte"

Garlasco - Il cerchio si è chiuso. Non solo indizi, sospetti e contraddizioni. Nel primo pomeriggio Alberto Stasi è stato fermato nelle indagini per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Non si conoscono ancora i motivi che hanno portato al fermo del giovane laureando in Economia alla Bocconi. L'accusa è omicidio volontario aggravato dai futili motivi, lo stesso reato contestato nell’avviso di garanzia notificatogli lo scorso 20 agosto. Uno dei suoi difensori, Angelo Giarda, ha detto di "non sapere i motivi del fermo". Il legale ha raggiunto il suo assistito a Vigevano, dove ha sede la procura che indaga sull’omicidio di Chiara Poggi. Evidentemente c'è la "pistola fumante", di cui spesso aveva parlato il procuratore capo di Vigevano Alfonso Lauro. Il giovane è stato prelevato dalla sua abitazione di via Carducci poco dopo le 14. L'interrogatorio è si è concluso in serata. Il giovane non avrebbe fatto alcuna ammissione di fronte alle contestazioni degli inquirenti, avrebbe anzi risposto alle domande. I difensori, il professor Giarda e l'avvocato Colli, hanno lasciato la caserma dei carabinieri di Vigevano senza fare dichiarazioni. In caserma ci sono anche i genitori di Alberto, che sono stati visti entrare con un borsone.

Alberto: "Sono innocente" Ha ribadito di essere "innocente" Alberto Stasi, da quanto si è saputo, Stasi non si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha ribadito la sua innocenza, fornendo una sua versione. Spiegazioni che avrebbero lasciato perplessi Procura e carabinieri e che sono state definite "non plausibili" in relazione alla prova a suo carico, la presenza del dna di Chiara in piccole macchie di sangue scoperte su una delle biciclette sequestrate.

Le prove "Confermo che Alberto Stasi è stato fermato perché ora abbiamo delle prove e non più solo degli indizi". Lo ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Vigevano Alfonso Lauro. Ora Stasi è sotto interrogatorio nella caserma dei carabinieri di Vigevano. Decisivi, per il fermo, i risultati degli esami dei Ris consegnati oggi ai magistrati. Elemento chiave la prova del dna compiuta su alcuni oggetti. Gli investigatori parlano di "prova molto significativa". Una delle prove che hanno convinto gli inquirenti a dare una svolta alla vicenda dell’omicidio di Garlasco sarebbe, secondo indiscrezioni, il ritrovamento di tracce del dna di Chiara Poggi su una delle biciclette sequestrate il 20 agosto scorso durante la perquisizione in casa Stasi. Sulla bici - così come sulle auto - erano emerse minime tracce positive al Luminol nel corso degli esami del Ris e dei consulenti di parte. E quella sulla bicicletta avrebbe ricondotto a Chiara. Lasciando emergere anche un'altra incongruenza nel racconto del giovane: ha sempre detto di avere raggiunto la villetta in auto quando ha trovato il corpo senza vita della fidanzata.

La famiglia Poggi "La soluzione peggiore che amplifica il nostro dolore... se è vero è come se Chiara fosse stata uccisa due volte". Così Rita Preda, la madre di Chiara Poggi ha reagito al fermo di Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara ora accusato dell’omicidio della giovane. "È quanto di più doloroso potesse accadere". Così ha replicato la donna quando è stata informata dal suo legale Gianluigi Tizzoni del fermo di Alberto.

Indizi Fino a oggi a carico di Stasi c'erano solo indizi. Gli esami dei Ris hanno confermato che a uccidere sarebbe stata una mano maschile. Sul tappeto del bagno del pianterreno sono state infatti trovate impresse nel sangue due orme di scarpe (destra e sinistra) che appartengono a un piede tra il 41 e il 43. E sempre contro il fidanzato di Chiara c'erano fino a oggi solo delle contraddizioni, ultima delle quali la mancanze di tracce di scavalcamento sul muretto di cinta. Più grave quella delle scarpe pulite: sotto la suola del paio di Lacoste che Alberto indossava quando ha trovato il corpo della fidanzata la Scientifica non è stata evidenziato la minima traccia ematica. Nonostante la scena del delitto fosse un lago di sangue.

Contraddizioni Poi ci sono le stranezze del comportamento assunto dal giovane subito dopo la scoperta del corpo di Chiara: Alberto non si è avvicinato istintivamente a lei e quando ha telefonato al 118 si è limitato a chiedere "un'ambulanza in via Giovanni Pascoli a Garlasco". Non una reazione emotiva, non un grido di paura e neppure un cenno al nome di Chiara. Con un tono che non avrebbe fatto sentire alcun senso di panico a chi ha ascoltato quella voce Alberto ha specificato che il corpo che aveva visto a terra era quello della fidanzata solo dopo una serie di domande fatte dall’operatore del 118.

Il padre di Stasi aggredisce una fotografa Nicola Stasi, il padre di Alberto, ha aggredito una fotografa davanti alla sua abitazione di via Carducci a Garlasco. Stasi, insieme alla moglie, avevano appena lasciato la caserma di Vigevano dove da ore si trova il figlio Alberto in stato di fermo.

Alberto in carcere, la gente lo insulta Alberto Stasi ha lasciato la caserma dei carabinieri di Vigevano. ''Assassino'', "bastardo'': sono questi gli insulti lanciati al suo indirizzo da alcune persone mentre il lasciava la caserma dei carabinieri di Vigevano. Ad accompagnare Stasi al carcere di Vigevano tre macchine dei carabinieri. Lui era seduto sul sedile posteriore di quella di mezzo.