Il Dna incastra il killer della studentessa: è un maniaco sessuale

Partinico, la ragazza fu trovata in casa col cranio fracassato. Un rapporto dei carabinieri di 3 anni fa definiva l’omicida «uno capace di tutto»

Mariateresa Conti

da Palermo

A inchiodarlo è stato il Dna. Il Dna prelevato dopo il suo arresto, qualche giorno fa, per una tentata violenza carnale a una donna di 42 anni, e confrontato con quello trovato sulla scena di uno dei delitti più efferati degli ultimi mesi, quello di Roberta Riina, 22 anni, la studentessa universitaria di Scienze della comunicazione massacrata in casa sua la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 2005. Troppe le analogie tra l'ultimo tentato stupro e l'omicidio di qualche mese fa per essere frutto del caso: stesso paese, Partinico (Palermo), stesse modalità - un intruso entrato dall'esterno nell'abitazione per sorprendere in casa le sue vittime -, stessa violenza. Di qui l'analisi. E la conferma: quel Dna misterioso, isolato nell'appartamento della povera ragazza uccisa con un colpo al cranio, era quello di uno sbandato ben noto a Partinico, Emilio Zanini, 42 anni, pregiudicato per reati sessuali e sotto processo per aver tentato di stuprare, nel 2003, la nonna di 81 anni.
Si è risolto così il giallo dell'uccisione di Roberta, per mesi un autentico rompicapo. La giovane era stata uccisa in casa, un appartamento al primo piano di una palazzina interamente abitata dalla sua famiglia. A trovare Roberta morta dissanguata la sorella Rosalinda, la mattina del 18 ottobre. Inizialmente si era pensato a un delitto passionale, al tragico epilogo di una storia d'amore finita. Si pensava infatti che fosse stata proprio la ragazza ad aprire la porta al suo assassino, visto che non c'erano segni di effrazione. La prima svolta a gennaio, quando era stata individuata una traccia sul balcone, traccia che aveva fatto capire che l'assassino aveva usato quella via per entrare in casa. Era stato anche isolato un Dna sospetto, lo si era confrontato con quello di oltre 170 soggetti già noti. Eppure, dopo che Zanini tentò di violentare sua nonna tre anni fa, un'informativa dei carabinieri avvertiva: «Si tratta di un soggetto capace di commettere qualsiasi delitto».
La svolta qualche giorno fa. Nel suo appartamento di Partinico, viene aggredita una donna di 42 anni. La giovane è sola in casa, all'improvviso si trova davanti il maniaco. Ma la forza della disperazione la sostiene. Urla, ingaggia una colluttazione con l'uomo, riesce a strappargli una ciocca di capelli, gli lancia contro tutto quello che le capita a tiro per difendersi. I vicini, allarmati, corrono in aiuto. L'uomo, prima che arrivino, le sferra due pugni al volto e scappa. La giovane donna è sconvolta. Ma, pur consapevole che la denuncia della violenza può costarle caro in un paese come Partinico, non si tira indietro. Il 12 aprile scorso si presenta in commissariato, fornisce un identikit. Scattano così le manette per Emilio Zanini. La donna riconosce il suo aggressore. L'appartamento dell'uomo viene perquisito. Si trova un ritaglio di giornale del 19 ottobre scorso, la cronaca dell'uccisione di Roberta Riina. Si preleva il Dna, dalla saliva, si fa il confronto. L'esito conferma che è compatibile con quello individuato sulla scena del delitto di Roberta. Di qui la nuova accusa, di omicidio, notificata a Zanini in carcere. Continua invece il calvario dell'ultima vittima, mancata, di Zanini. La donna, emarginata dai familiari e licenziata dal bar in cui lavorava, è stata costretta a rifugiarsi in una casa protetta. È un'eroina, senza di lei l'assassino di Roberta Riina non avrebbe un volto. Ma il paese l'ha isolata perché ha avuto il coraggio di parlare e ribellarsi.