«Dobbiamo lottare da soldati politici non da mercenari»

Egregio direttore, a differenza del «Sangue dei vinti» analizzando i contenuti del nuovo libro di Giampaolo Pansa è necessario che il lettore non cada in una «omologazione» che evidenzia, a partire dalla stessa storia bellica, una volontà mistificatrice per impedire, per quanto possibile la deriva servile del nostro popolo ai «padrini/padroni» occulti che porterebbe alla definitiva schiavitù soccombente. Si respinge quindi con decisione le lusinghe di ex combattenti della Rsi (specialmente quelli oggi iscritti al partito antifascista di Alleanza Nazionale) che «pontificano» sull’Onore mentre contestualmente dichiarano di non avere di fronte più il nemico di allora perché... svanito! Relegando su altro piano che invece è storicamente, culturalmente e socialmente - il medesimo di ieri tale e quale, favorendo di fatto in tal modo la costruzione di un disegno usurocratico avverso al socialismo nazionale con la prassi del contrappasso semantico, rifiutare inoltre qualsiasi «apparentamento» con il partito degli affari e con quella massoneria elitaria ed azionista che fu sicaria del Fascismo. Per concludere: è necessario, quindi, cercare la nostra compatibilità tra le comunità di «uomini liberi» decisi a lottare contro la perversione neo/teo/conservatrice che ha ispirazioni avulse dalla nostra concezione della vita e dalla nostra visione spirituale ed etica del trascendente «valore del sangue» avversando con decisione il profitto materialistico e il mercimonio con una capacità di lotta da «soldati politici» e non da «mercenari elettorali».
Distinti saluti.