Dobbiamo mettere i piedi in testa

Per decenni trascuriamo i nostri piedi. Ci dimentichiamo che la nostra autonomia dipende anche da loro. Comprendiamo la loro importanza quando un dolore improvviso rischia di immobilizzarci . Le patologie che possono affliggere i nostri piedi sono misconosciute, ma insidiose ed in grado di incidere sulla nostra qualità di vita. La maggior parte di esse sono defomità congenite come l’alluce valgo, altre sono traumatiche come fratture e microtraumi, altre di natura metabolica come la gotta, o di origine neurologica. Fortunatamente i progressi della medicina individuano nuove cure e innovative metodiche. La chirurgia percutanea mininvasiva, sviluppata nei primi anni Novanta da Stephen Isham, medico statunitense, da dieci anni si sta diffondendo anche in Europa grazie soprattutto all' azione scientifica dello spagnolo Mariano De Prado. I risultati sono sorprendenti: assenza quasi totale di dolore, rapidità di esecuzione, nessuna cicatrice, pronto recupero fisiologico. Come è avvenuto con la nascita dell'artroscopia nella chirurgia del ginocchio e della spalla e con l'endoscopia nella chirurgia generale, il bisturi viene sostituito da procedure sempre meno invasive. Parliamo delle patologie del piede e della chirurgia percutanea con il dottor Massimo Drommi. Romano, dopo la laurea e la specializzazione in ortopedia e traumatologia all’università La Sapienza, ha lavorato con il professor Valente Valenti, un pioniere della chirurgia del piede, ed è stato a Barcellona con il professor Antonio Viladot, tra i maggiori esperti di queste patologie.
«La chirurgia percutanea – afferma - mediante l'uso di un apposito strumentario, molto simile a quello usato in odontoiatria, permette la correzione di molte patologie del piede: dall'alluce valgo alle affezioni correlate ad esso, come dito a martello, metatarsalgie , deformità del quinto dito. Si introduce attraverso un mini foro nella cute una cannula che consente di effettuare direttamente sull'osso resezioni scheletriche ed osteotomie di riallineamento, guidati da immagini radioscopiche». Sicuramente l'alluce valgo è la patologia piu’ trattata, talmente frequente da rappresentare quasi una vera e propria variante anatomica del piede. La sua origine è genetica.
«L'intervento non è doloroso in quanto la fresa lavora per pochi secondi direttamente sull’osso lasciando indenni tutti i tessuti molli riccamente innervati.Vanno inoltre osservate una serie di accortezze», afferma il dottor Drommi precisando che non deve essere utilizzata la fascia ischemica in quanto l'arresto del flusso sanguigno determina edema e dolore post-operatorio. É poi fondamentale l'uso di un anestetico a lunga durata d'azione per ritardare l’innesco del meccanismo del dolore. Dopo una settimana si effettua la prima medicazione. Non sono previsti punti di sutura. Assenti le recidive se le indicazioni sono corrette. Anche le dita a martello sono deformità molto frequenti, dovute alla spinta esercitata dall'alluce ed alla retrazione dei tendini estensori che determinano l’atteggiamento in flessione delle falangi. Altre affezioni molto comuni sono le meta tarsalgie, la presenza cioe’ di dolore sotto l’appoggio anteriore del piede. Il neuroma di Morton è invece una sindrome dolorosa causata dalla compressone del nervo sensitivo digitale plantare quasi sempre del terzo e quarto dito. Il dolore al tallone (talalgia plantare o sindrome della spina calcaneare) è molto ricorrente in diverse attività dinamiche e nei casi in cui viene richiesto un prolungato carico in stazione eretta. Lo sport in particolare, crea sollecitazioni e microtraumi. Nei casi assolutamente ribelli ricorriamo con ottimi risultati – afferma il dottor Drommi - alla terapia chirurgica consistente nella perforazione percutanea del calcagno e nell'applicazione di radiofrequenze per stimolare il rinnovo del tessuto tendineo». La ricerca offre nuovi frutti. «Già oggi si impiegano i fattori di crescita per trattare alcune patologie tendinee. A Siviglia – ricorda Drommi – si trattano già anche le gravi deformità del retro piede con la chirurgia percutanea mininvasiva che permette un precoce ripristino funzionale e l’assenza di edema e dolore post.operatorio. Ma sarà soprattutto lo sviluppo dei trattamenti con le cellule staminali ottenute dal proprio midollo o dal grasso addominale ad allargare gli orizzonti terapeutici.