Dobbiamo resistere, resistere, resistere al sofrismo imperante

Caro Granzotto, anche questa volta siamo pienamente d’accordo con lei: Berlusconi fa benissimo a non mollare e rispondere colpo su colpo. La persecuzione nei suoi confronti ha raggiunto livelli intollerabili e il Capo dello Stato, nelle sue preghiere di abbassare i toni, dovrebbe rivolgersi esplicitamente a chi li tiene altissimi e con argomenti speciosi e ipocriti. Resistere, resistere, resistere!
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Farebbe bene, il Capo dello Stato, a intervenire chiamando in causa anche gli incendiari, ma non lo farà. Eppure, non può non accorgersi che la sbronza da antiberlusconismo comporta un serio danno per la nazione: il marasma mentale - spappolamento del cervello - dei meglio fichi del bigoncio della società detta civile. Leggete per credere, cari Fascina, le demenziali cretinate che è riuscito a mettere insieme, nel suo grifagno antiberlusconismo, uno dei più fichi fra i fichi del bigoncio, Adriano Sofri. «Come si fa a scrivere seriamente che il capo del governo italiano ha mostrato un senso di responsabilità internazionale con un paese amico e strategico per l’occidente come l’Egitto, premurandosi di raccomandare di mettere in mani sicure la nipote di Mubarak, così esponendosi al giudizio del tribunale dei ministri, mentre nelle strade del Cairo la gente si fa ammazzare per cacciare il nonno di Ruby?». E poi: «Come si fa ad annotare che la politica estera italiana ha aggiunto alle sue perle - Putin, Gheddafi, Nazarbayev, Lukashenko - i governanti di Santa Lucia?». Con sfrontata malafede, Sofri fa dunque coincidere la famosa telefonata con la rivolta egiziana di questi giorni, pigolando che Berlusconi volle «mettere in mani sicure» Ruby nel bel mentre tanta brava gente si faceva ammazzare per cacciare il nonno. Ergo, non è che volesse andare in soccorso della escort, quello era fumo negli occhi: la verità è che l’orco cattivo intendeva sabotare la rivolta, soffocare il grido di dolore, «negare il futuro» ai valorosi egiziani. Seconda cretinata: Santa Lucia o Lussia, come ama pronunciare l’immarcescibile presidente della Camera, finisce nell’elenco sofrianesco degli «stati canaglia» perché da lì è giunta la prova inconfutabile che l’appartamento di Montecarlo è di proprietà di Giancarlo Tulliani. Con una nazione capace di tale crimine - mettere in difficoltà quel fior di galantuomo, quell’adamantino democratico, quel sincero e leale politico di Gianfranco Fini - un governo che si rispetti non deve intrattenere rapporti diplomatici. Al pari della Russia, della Libia, del Kazakistan e della Bielorussia. Ora, a parte il fatto che le elencate nazioni siedono a pieno diritto nel celebrato e politicamente correttissimo consesso dell’Onu; a parte il fatto che tutte hanno rapporti diplomatici con tutti, ivi compresi gli Stati Uniti di quel sant’uomo di Obama; a parte il fatto che la diplomazia è la pratica dei rapporti internazionali e sarà anche ridente, ma Val Cannuta esula dai rapporti internazionali, «stati canaglia» fu espressione coniata da Donald Reagan. Espressione che fece inorridire i Sofri, li mandò letteralmente fuori di testa perché, essi sostenevano, non spetta a Reagan giudicare gli affari interni di uno Stato libero e indipendente mentre gli e ci spetta - è nostro democratico e civile dovere - tenere sempre aperta la doppietta dialogo & confronto. Come d’altronde insegna colui che ha cancellato dal vocabolario diplomatico la dizione «stati canaglia» tendendo la mano all’Iran lapidatore e tagliatore di mani e di teste: sempre lui, sant’Obama. Ecco, cari Fascina, a cosa dobbiamo, ahimè, resistere, resistere, resistere: alle cretinate.
Paolo Granzotto