Doccia fredda sui referendari, quesiti a rischio

I dubbi dei costituzionalisti di sinistra sul quesito referendario: la Corte costituzionale potrebbe non ammettere il test. L’abrogazione di una legge elettorale non fa, infatti, automaticamente
rinascere la precedente e una <em>vacatio legis</em> è inammissibile

Roma - C’è chi considera il referendum come una sorta di clava contro il governo. Chi lo considera come uno strumento per dare il benservito alla Casta. E chi, come Giovanni Sartori, pensa ad esso come «uno stimolo» per cambiare il metodo di selezione dei nostri parlamentari. Sullo sfondo, però, è tutt’altro che scontato che il quesito possa essere dichiarato ammissibile dalla Consulta. Tra i costituzionalisti, infatti, si rincorrono pareri diversi e tutt’altro che univoci. E anche se in molti sono pronti a scommettere che alla fine la scelta sarà quella di assecondare la pressione dei firmatari, il problema della «reviviscenza» esiste e con esso il pericolo di spalancare un vuoto normativo. L’abrogazione di una legge elettorale non fa, infatti, automaticamente rinascere la precedente e una vacatio legis è proprio la condizione su cui il vaglio di ammissibilità della Consulta deve soffermarsi.

Nel partito dei «perplessi» figura ad esempio Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale alla Bocconi di Milano che ricorda come le sentenze emesse finora dalla Consulta sono sempre state rigide su questo punto. Analoghe perplessità sono state espresse dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Alberto Capotosti, che al Secolo XIX ha dichiarato che «la risposta della Consulta potrebbe essere negativa». Ha «l’impressione che ci siano gravi dubbi di ammissibilità» Stefano Rodotà, costituzionalista ed ex presidente dell’Autorità garante della privacy.

Nei giorni scorsi anche i radicali, e nel Pd Luciano Violante, hanno sostenuto l’inammissibilità dei quesiti referendari. «Non è una questione facile» riconosce anche Enzo Balboni, professore ordinario di Diritto costituzionale alla Cattolica di Milano. Di parere opposto Augusto Barbera e Valerio Onida, tra i firmatari di un manifesto di sostegno al referendum, che ritengono che il Mattarellum (la precedente legge elettorale) tornerebbe automaticamente in vigore. La matassa giuridica, insomma, resta decisamente intricata. E una volta concluso il lavoro della «task-force» di dipendenti della Cassazione, incaricata di controllare entro il 15 dicembre le firme depositate dal comitato promotore, toccherà alla Consulta il difficile compito di dipanarla.