La docente contestata a Torino: «Arafat, dittatore come Mussolini»

Daniela Santus questa sera nella trasmissione di «Canale 5» condotta da Maurizio Belpietro

da Roma

Arafat era un dittatore come Mussolini e ha rovinato il popolo palestinese: la docente di Torino Daniela Santus dichiara di non aver paura e ribadisce, nell’intervista rilasciata a Maurizio Belpietro che andrà in onda questa sera ne L’Antipatico su Canale 5, quanto aveva già sostenuto nelle settimane scorse durante la lezione aspramente contestata dagli studenti, anche per la presenza del vice ambasciatore d’Israele.
Nell’intervista l’insegnante di Geografia alla facoltà di Lingue Straniere a Torino conferma di aver detto, durante la lezione al centro delle polemiche, «Grazie a Dio Arafat è morto» e paragona il defunto leader dell’Olp a Mussolini. «Entrambi - afferma - erano dittatori e «Arafat ha rovinato il popolo palestinese».
La docente torinese, inoltre, conferma di non aver mai scritto una lettera al Foglio subito dopo le contestazioni («Io non leggo il Foglio e non scriverei mai al Foglio. Si è trattato di un caso di pessimo giornalismo») e attacca Gianni Vattimo, firmatario dell’appello degli studenti del Collettivo Autonomo che chiedono di impedire l’accesso nelle università italiane ai rappresentanti dello Stato d’Israele.
«Cosa direbbe - si chiede la Santus - il professor Vattimo a un omosessuale palestinese che vive in Palestina, perseguitato dalle leggi di Arafat proprio per il suo essere omosessuale?».
La giovane insegnante proprio ieri ha rotto il silenzio stampa dietro cui si era trincerata nei giorni della bufera quando gli studenti dell’area autonoma l’avevano aspramente attaccata durante una sua lezione. «A un certo punto, ho constatato che io stavo zitta e gli altri parlavano. E mi sono sentita male quando ho visto che tutto era stato strumentalizzato».
Secondo lei è possibile che siano state anche travisate le dichiarazioni rese al quotidiano di Tel Aviv dal ragazzo della facoltà di Veterinaria, Amit Peer, secondo cui alcuni suoi connazionali, anche loro studenti nel capoluogo piemontese, nasconderebbero le proprie origini ebree per paura di essere presi di mira. Un’accusa, tra l’altro, cui né ateneo né Digos hanno mai trovato riscontro.

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