Un «doctor jazz» molto sfrontato per battezzare il gruppo Apogeo

La storia del jazz italiano passa tra le corde del contrabbasso di Giovanni Tommaso, che questa sera sarà a Villa Celimontana col quintetto Apogeo. Tommaso è sulla scena da circa 40 anni e da sempre propone progetti originali e all’avanguardia. Il più recente è proprio Apogeo, con Claudio Filippini al piano, Alberto Parmegiani alla chitarra, Daniele Scannapieco al sax e Anthony Pinciotti alla batteria. «Il jazz non è solo musica - spiega Tommaso - ma anche uno stile di vita. Dietro le scelte musicali ci sono motivazioni esistenziali. Negli ultimi anni ho maturato l’idea di formare Apogeo e ho cominciato a buttare giù delle idee, ma ho volutamente, e anche pazientemente, atteso il 2007. L’ho fatto per iniziare questa nuova avventura nel trentennale dello scioglimento del Perigeo, come se il gioco dei numeri avesse un significato». Il Perigeo è una delle avventure più affascinanti del jazz italiano, nata nel 1971 e conclusa appunto nel 1977. Vicina alle sonorità della fusion, o jazz-rock che dir si voglia, portò la band a intraprendere tour internazionali, al fianco di stelle del calibro di Weather Report e Mahavishnu Orchestra. Cinque ottimi album, Genealogia e La valle dei templi su tutti. A marzo dello scorso anno il quintetto si è riunito alla Casa del Jazz, ma solo per ripercorrere a parole i suoi sei anni di storia. Da lì ha preso il via il nuovo progetto. «L’organico, - aggiunge Tommaso - in questo caso squisitamente acustico (chitarra a parte) è lo stesso, ma con elementi diversi. Questo mi stimola ancora di più a trovare un sound nuovo (non c’è mai fine alla ricerca). L’unica vera analogia col Perigeo è una certa sfrontatezza nello spaziare da forme tematiche più o meno convenzionali a forme più dure, sia ritmicamente che armonicamente». Pochi jazzisti italiani possono vantare un curriculum come quello di Tommaso. Basta citare alcune delle sue collaborazioni: Sonny Rollins, Dexter Gordon, Gil Evans, Max Roach, Chet Baker. A luglio 2003, insieme con lo stesso Rollins e Bobby McFerrin, è stato insignito del titolo onorario di «Doctor in Jazz» dal Berklee College of Music di Boston. È la prima volta che una simile riconoscenza viene conferita a un jazzista italiano.