Al via «Documenta», mecca dell’arte contemporanea (e del business)

La 13/a edizione di Documenta, la maggiore mostra di arte contemporanea al mondo, ha aperto a Kassel e per oltre tre mesi, fino al 16 settembre, la cittadina dell’Assia si trasformerà in un parnaso di arte e business, attirando nel cuore della Germania il gotha internazionale di artisti, esperti e mercanti. Circa 300 i partecipanti, di cui 150 artisti ma anche scienziati, filosofi, curatori, scrittori: cittadini, per 100 giorni, di una «città ideale», se non platonica, quanto meno ispirata alla riflessione sull’arte, il presente, l’ambiente e il pianeta e i suoi abitanti. L’intera città diventa palcoscenico e scenografia della mostra: 1,5 km2 la superficie utilizzata. E le location (oltre 30) non sono solo i musei, ma anche una vecchia stazione, un parco, un bunker, un cinema, un hotel con sala da ballo, grandi magazzini e un ex convento fuori Kassel, adibito in passato a carcere, campo di concentramento nazista, riformatorio, e usato oggi come clinica psichiatrica. «Crollo e ricostruzione», è il motto della mostra, che si svolge ogni cinque anni a partire dal 1955. Ambiziose le aspettative della curatrice italoamericana Carolyn Christov-Bakargiev, 54 anni, che vuole battere di 250.000 il record di visitatori segnato dal predecessore Roger Buergel nel 2007: il viennese nato a Berlino attirò 750.000 persone, lei vuole raggiungere il milione. Circa 2.500 i giornalisti accreditati, 24,6 milioni di euro il bilancio complessivo. «Questa Documenta è piena di speranza e ottimismo», ha detto la direttrice alla presentazione. «È volutamente scomoda e incompleta», «può essere arte o meno», il «confine fra ciò che è arte e ciò che non lo è, è insignificante», ha aggiunto la Christov-Bakargiev. Più che di arte politica la mostra, scrive Spiegel, «farà parlare di un’arte con un determinato atteggiamento, quello della curatrice».