Documentari e cinegiornali del Pasolini «antropologo»

Da La rabbia (1963), il film composto da pezzi di cinegiornale per il quale, disse Pier Paolo Pasolini «non ho girato un solo fotogramma», a Comizi d’amore, l’inchiesta sulla sessualità nell’Italia dei primi anni Sessanta: dal 7 al 10 novembre Villa Medici propone i filmati di «Pasolini antropologo e documentarista». Opere che mescolano la cronaca alla poesia, il reportage al saggio, la confessione diaristica e la narrazione: lontane dal tradizionale documentario, sono impostate sul film-inchiesta di Cesare Zavattini e in sintonia con le esperienze più recenti di Resnais, Rouch e Godard. Oggi visibili grazie al lavoro di conservazione effettuato dalla Cineteca Nazionale, i documentari di Pasolini coniugano riflessione politica e indagine antropologica, proprio come nei suoi film di finzione, e da questi ultimi provengono, fra gli altri, i «Sopraluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo» (1963-1965).