Documenti falsi per «regolarizzare» stranieri Il Pm ha chiesto 130 rinvii a giudizio

Avrebbero creato un’organizzazione criminale per gestire nella capitale una sorta di anagrafe parallela finalizzata alla concessione di documenti tramite false dichiarazioni. Centotrenta tra dirigenti municipali, dipendenti comunali, vigili urbani, cittadini italiani ed extracomunitari rischiano adesso di finire sotto processo per associazione per delinquere, corruzione e falso.
Il pm Salvatore Vitello, titolare dell’indagine, ha infatti chiesto il giudizio per il quale si attende adesso la fissazione dell’udienza preliminare. Secondo l’accusa, i meccanismi usati dall’organizzazione erano sostanzialmente tre: far ottenere una cittadinanza attraverso l’acquisizione di false paternità, clonare identità di cittadini ignari o falsificare identità di cittadini inesistenti. Ventimila euro, secondo quanto accertato dalla Procura e dalla squadra mobile, era il prezzo richiesto per la regolarizzazione di stranieri irregolari (in gran parte nomadi), per acquisire gli stessi diritti degli italiani e per rifarsi, laddove esistevano precedenti penali, una «verginità» a livello giudiziario. Per anni l’organizzazione avrebbe agito indisturbata e sarebbero state migliaia le false dichiarazioni che hanno dato origine a falsi documenti. Un volume d’affari che avrebbe fruttato al «gruppo» circa due milioni e mezzo di euro.