Documenti, foto, mappe: il rapporto di chi visse in zone di confine

Una corposa pubblicazione, curata dall’Ufficio del Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, è finalmente disponibile per gli addetti ai lavori, la ricerca e la ricostruzione storica degli eventi che hanno interessato territori e genti che vivevano in zone di confine. La pubblicazione, riservata a specialisti del settore, potrà essere richiesta dagli interessati all’Ufficio del Segretario Generale, guidato da Manlio Strano, che ha firmato la presentazione al volume. Il prezioso inventario, composto da ben 842 pagine, è finalmente disponibile dal 10 febbraio, data coincidente con il «Giorno del Ricordo» istituito nel 2004, per ricordare le sofferenze di tanti cittadini, italiani e non, che hanno subito sulla propria pelle disagi, sofferenze e, addirittura, la morte nel caso delle foibe solo per vivere in un territorio di confine come Trieste, il Trentino Alto Adige, Fiume o la Dalmazia.
Il volume «Ufficio per le Zone di Confine», edito dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato stampato dall’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato. Il progetto e il coordinamento scientifico è stato curato da Bruna Colarossi e Andrea Paciucci. Si tratta di un primo, rigoroso, inventario del prezioso materiale documentario conservato presso la Pcm, utile alla ricostruzione storica delle politiche del nostro Paese nei confronti dei suoi confini. Attraverso lo studio delle politiche dei Governi italiani nei territori posti ai confini nazionali, possono essere colte le diverse sensibilità di fronte al tema del trattamento delle minoranze di altra lingua e cultura. «La documentazione inventariata - ricorda Andrea Di Michele, tracciando il profilo storico dell’opera - consentirà di valutare la continuità e discontinuità tra Italia liberale, fascismo e Repubblica. Nel rapporto di un Paese con le proprie minoranze si scorgono schegge indicative della complessa identità nazionale».
Non meno rilevante la «questione altoatesina» che durante il ventesimo secolo costituiva un elemento centrale nel definire i rapporti tra Italia, Austria e Germania fino a riguardare l’Onu. L’Ufficio per l’Alto Adige fu istituito dal Ministero dell’Interno con il Regio decreto legge n 1888 del 1939 per la puntuale applicazione della legge 1241 del 1939, concernente la perdita della cittadinanza da parte delle persone di origine e lingua tedesca domiciliate in Alto Adige. I confini orientali, le vicende delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata hanno richiamato l’attenzione sul ruolo altalenante dell’Italia nella complessa area balcanico-danubiana. Il fondo archivistico dell’Uzc (Ufficio per le Zone di Confine), trattato nella pubblicazione, è costituito da 659 buste collocabili tra il 1947 e il 1954, identificate all’interno del copioso patrimonio documentario, composto da circa 10.000 buste complessive, in occasione del deposito del materiale documentario del Dipartimento per gli Affari Regionali nell’Archivio generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, presso il Centro polifunzionale di Castenuovo di Porto.
Il lavoro è diviso in 7 sezioni e riporta le riproduzioni di alcuni documenti, ritagli stampa, opuscoli riviste, mappe, statistiche, fotografie e manifesti. Un valore storico amministrativo importante per la riflessione sul passaggio cruciale della storia del Paese, la fine del regime fascista, la guerra e la ricostruzione e la progettazione istituzionale che ha portato alla definizione dell'ordinamento regionale.