Dodicenne sospeso perché «violento» Oggi il tribunale decide se riammetterlo

L’avvocato della famiglia dello studente allontanato dal preside: «È un bimbo sano e ha tutti i diritti di ritornare con i suoi compagni»

Gioia Locati

da Milano

Oggi si saprà se Gianluca, il dodicenne sospeso dalla prima media per i suoi comportamenti «ingestibili e aggressivi», potrà tornare a scuola dopo un mese di assenza. Lo deciderà un giudice della prima sezione civile del tribunale di Milano su richiesta «d’urgenza» dei familiari e dei legali del ragazzo. «Per noi è stato leso un diritto soggettivo - ha spiegato l’avvocatessa Cristina Crugnola - ossia il diritto allo studio e alla salute dell’alunno. Perché Gianluca è un bambino sano e ha diritto a stare insieme a tutti gli altri».
La prima decisione del giudice, in realtà, sarà sulla competenza. Si saprà nelle prossime ore se il caso delicato di Gianluca dovrà essere trattato dal tribunale ordinario o dal Tar che si esprime, in genere, sulle sospensioni scolastiche. Non dovrebbe esserci per ora interferenza con il Tribunale dei minori, ha aggiunto la Crugnola «perché quest’ultimo ha disposto un’indagine e i poliziotti hanno interrogato soltanto i genitori».
Questa mattina in tribunale si presenteranno tutti, i legali con i genitori e il preside della media «Rinascita», Pietro Calascibetta insieme ai rappresentanti dell’avvocatura di Stato. «Dimostreremo che Gianluca è un bambino sano, non va isolato in una stanzetta ma inserito in classe - ha anticipato Cristina Crugnola -. Fino a febbraio la sua pagella testimoniava un profitto buono. Gli si attribuiva come unico problema il fatto di dire parolacce. Perché allora il 6 marzo è stato allontanato? Che cosa è successo nel frattempo? Uno specialista di Pavia che ha visitato il bambino ha certificato che il disturbo di Gianluca è “la non integrazione con gli adulti della sua scuola”».
Il dirigente scolastico attribuisce invece i buoni risultati dell’allievo proprio al metodo di lavoro individuale. «Lo abbiamo costruito in tanti mesi - ha illustrato - Gianluca era spesso insofferente e ingestibile in classe. Fuori si concentrava di più. Perché questo voleva dire avere un insegnante tutto per sé, un computer, un laboratorio di cucina e uno di stampa. Un conto è seguire una spiegazione di storia in classe, un altro è documentarsi su internet. Con questo sistema - due terzi del tempo fuori classe - abbiamo ottenuto buoni risultati. Poi il ragazzo si è rifiutato di collaborare e sono subentrati i problemi. Noi non siamo medici ma insegnanti sì e la riuscita di questo metodo è sotto gli occhi di tutti. È vero, certo, che Gianluca preferisce stare in mezzo ai compagni ma non sempre quello che preferisce un ragazzo è il meglio per lui».
Fra le richieste della scuola c’è quella di avere il nome di un medico curante che abbia la fiducia della famiglia per poter dialogare. «Ci siamo accorti che i genitori non seguivano volentieri le indicazioni del Don Gnocchi come quelle del San Paolo perché venivano prescritti farmaci - ha aggiunto Calascibetta. Accettiamo questa decisione ma ci deve essere un percorso di cura alternativo».
I legali hanno annunciato che oggi davanti al magistrato dimostreranno che Gianluca è seguito privatamente da uno psicoterapeuta e che anche i genitori stanno facendo una psicoterapia. Non solo. Il bambino è affiancato da un maestro per non rimanere indietro nelle materie.