Dodicenne sospeso: è violento Preside e genitori in tribunale

Per la scuola il ragazzo ha bisogno di prendere alcuni farmaci. I genitori: «Non ha nessun disturbo neurologico». E chiedono ai giudici di riammettere in classe il figlio

Gioia Locati

da Milano

Sospeso dalla scuola media dal 6 marzo perché giudicato «iperattivo e aggressivo, pericoloso per sé e per gli altri». La famiglia di Gianluca, 12 anni, si rivolge al tribunale - venerdì ci sarà la prima udienza - per chiedere l’immediato reinserimento del figlio nella classe prima, da lui frequentata con alti e bassi da sette mesi. Nel mezzo c’è un dirigente scolastico che ha coinvolto il Tribunale dei minori e due genitori che si sono affidati ad avvocati e associazioni («Sos Italia libera», «City Angels» e «Giù le mani dai bambini»).
Gianluca è descritto da mamma e papà come un ragazzino particolarmente vivace, «ha difficoltà a concentrarsi per questo fin dalle elementari ha sempre avuto insegnanti di sostegno». Ma i problemi sarebbero cominciati alla scuola media «Rinascita Amleto Livi» dove ha dovuto rinunciare da subito a frequentare le 40 ore settimanali per l’impossibilità dei professori e dei due insegnanti di sostegno di gestirlo (gli è stato offerto un orario di 29 ore). La situazione è precipitata a febbraio quando Gianluca è stato sospeso per aver avuto una reazione aggressiva. Secondo la versione dei genitori l’alunno «sarebbe stato costretto a stare in una stanzetta da solo mentre i compagni erano occupati in un laboratorio e qui avrebbe dato sfogo alla sua mortificazione prendendo a calci un banco». È sempre la famiglia, sostenuta dall’avvocato Attilio Piras, ad affermare che «il bambino non ha alcun disturbo neurologico. La diagnosi è accertata dagli specialisti di vari ospedali anche se gli sono stati prescritti farmaci che ci rifiutiamo di dargli. Abbiamo provato a curarlo con queste medicine quando aveva 9 anni ma il trattamento si è rivelato inutile e dannoso».
Il dirigente Pietro Calascibetta replica che la sospensione è stato «un provvedimento estremo, preso in comune accordo con il consiglio di classe per motivi di sicurezza». Ha testimoniato che Gianluca adotta comportamenti pericolosi per sé e per i compagni, «sbatte la testa contro il muro, solleva i banchi, lancia compassi e sedie, spinge i compagni dalle scale, ha avuto crisi epilettiche». «Noi non siamo infermieri, non possiamo prendere questo ragazzo con la forza. Non è utile che questo bambino sia parcheggiato in una scuola. Ma non è vero che ci siamo rifiutati di aiutarlo, abbiamo sì posto delle condizioni per poter riammettere Gianluca in classe: abbiamo chiesto alla famiglia di poter stabilire un contatto con un medico curante, abbiamo bisogno di sapere anche noi quello che dobbiamo fare. La famiglia non si fida di specialisti che prescrivono farmaci? Ne cerchi altri. Nessuno qui vuol mettere in discussione la libertà di una famiglia di scegliere la terapia per il proprio figlio. Abbiamo avuto l’impressione che ci sia un “vuoto” di cure. Gianluca faceva psicomotricità al Don Gnocchi, ora non la fa più perché non vuol farla. E ai genitori sta bene questo? Segue solo l’ippoterapia una volta a settimana. Secondo quello che ci risulta dal 2004 il bambino non segue alcuna terapia».
Calascibetta giustifica anche la frase riportata dall’avvocato Piras «anche se Gianluca non dovesse più frequentare la scuola, lo promuoviamo lo stesso». «Abbiamo cercato di fare un percorso per lui fin dal primo giorno - ha spiegato il preside -. I risultati migliori li abbiamo ottenuti con il lavoro individuale che è previsto per tutti e non solo per ragazzi come lui. Abbiamo visto che reagisce meglio quando non è in classe, quando c’è poca gente si agita meno. Per questo lavora in una stanza attrezzata. Abbiamo valorizzato i suoi risultati: ha suonato il flauto bene più di una volta e gli abbiamo dato “buono”. È bravo con il computer e abbiamo chiesto fondi al Comune per aumentargli il sostegno e fargli fare un laboratorio di robotica al pomeriggio. Abbiamo cercato di fargli avere un educatore a casa ma i genitori si sono rifiutati. Non è vero che gli insegnanti di sostegno non hanno mai parlato con la famiglia, la mamma è sempre venuta una volta alla settimana a prendere i compiti e dialogava con loro. A un certo punto il rapporto si è interrotto. Lo stesso Gianluca si è rifiutato di collaborare, non ha più voluto uscire dalla classe e questo per noi è diventato un problema. Abbiamo segnalato il caso al Tribunale dei minori, vorremmo solo che si accertasse la verità. Qui ci sono due genitori che non sanno cosa fare e c’è un bambino che va aiutato. Purtroppo c’è anche una polemica in corso fra associazioni che si occupano dei disturbi dell’attenzione e dell’iperattività (www.aidai.org o www.aifa.it) che forse crea disorientamento».