Dodici anni al tassista-killer

È stato condannato a dodici anni di reclusione Alessandro Migliazza, il tassista ex pugile che il 7 dicembre del 2006 colpì con un pugno al viso il noleggiatore di auto Pasquale Leonardo, provocandogli un gravissimo ematoma cerebrale che tredici giorni dopo lo portò alla morte. La sentenza è stata emessa dal gup Orlando Villoni, a conclusione del processo per omicidio preterintenzionale (così come derubricato dal pm dall’originaria accusa di omicidio volontario) che si è svolto con il rito abbreviato. Il giudice ha condannato l’uomo al pagamento di una provvisionale di 50mila euro per ciascuna delle persone (familiari della vittima) costituitesi parte civile. Migliazza è stato condannato anche per il reato di lesioni personali (tre mesi di reclusione) per aver schiaffeggiato un dipendente dell’hotel Iberia, Ferdinando Petrucci. Il pm Stefano Pesci aveva chiesta la condanna dell’uomo a undici anni e quattro mesi di reclusione.
Quel giorno, secondo la ricostruzione dei carabinieri, due turiste, clienti dell’albergo, in attesa di una vettura Ncc prenotata poche ore prima tramite reception, furono avvicinate da Migliazza che le invitò a usufruire del suo taxi, rinunciando così al mezzo prenotato. Le due, in preda al panico, rientrarono nella hall seguite da Migliazza il quale, rimproverato da Petrucci, si infilò dietro il bancone dicendo all’uomo di farsi gli affari propri. Petrucci, però, nel tentativo di allontanare l’aggressore, fu colpito con uno schiaffo al volto che gli provocò ferite guaribili in venti giorni per un trauma contusivo e lesione timpanica. Allontanatosi dall’hotel col taxi, Migliazza tornò indietro quando notò l’arrivo dell’auto a noleggio. A quel punto inveì contro Leonardo che pagò l’indifferenza agli insulti con un fortissimo pugno in faccia che lo fece cadere a terra esanime. La morte giunse dopo quasi due settimane di coma al San Giovanni.
«È troppo alta la pena inflitta dal giudice - ha commentato l’avvocato Antonio Buttazzo, legale di Migliazza - Una volta riqualificato il fatto come omicidio preterintenzionale la pena di 12 anni non è giustificabile, pur nella gravità di quanto avvenuto. Ma resto convinto che il tragico epilogo sia dovuto a una maledetta fatalità». «È una sentenza - ha detto l’avvocato di parte civile Rocco Marsiglia - corretta sotto il profilo giuridico e la pena è adeguata all’indubbia gravità del fatto. Ai familiari ho spiegato che il giudice ha inflitto il massimo di pena prevista per il reato che era stato contestato all’imputato».