Da dodici anni vuole pagare di più d’affitto ma il Comune tace

«Lo so, vivere in via Palestro odora di privilegio. Dietro l’angolo c’è Montenapo e via della Spiga. Non credo però che sia una colpa abitare qui, anche se affittopoli potrebbe far pensare il contrario. Io, peraltro, un aumento del canone l’ho pure chiesto». Pausa. Sorpresa. Qual è stata la risposta del Comune? Domanda che ottiene come risposta «silenzio». Sconcerto. «Non mi hanno dato alcuna risposta». Incredibile. L’inquilino voleva pagare di più e Palazzo Marino non ha mai preso in considerazione quella sua disponibilità.
Da non credere. Glielo confidiamo. Ma la signora Linda ripete, parola per parola, il suo virgolettato: «Era il 1995 e risposi a una lettera del Demanio che preannunciava un ritocco all’insù... ancora adesso attendo una risposta». E così, Linda, ogni anno sborsa poco più di undicimila euro per qualcosa come 240 metri quadrati a meno, metro più metro meno, di un chilometro dal Duomo.
Già, lei abita al 12 di via Palestro in un immobile con tanto di vista sul cuore verde del centro di Milano ovvero i giardini di Porta Venezia. E se non riuscite a inquadrare quest’angolo meneghino, be’ tornate indietro con la memoria alla notte del 29 luglio 1993 quando una bomba polverizzò il padiglione d’arte contemporanea e stroncò la vita di cinque persone. L’abitazione di Linda è proprio lì, muro contro muro del museo: «Pagammo metà delle spese di ristrutturazione perché lo Stato ci riconosceva solo quello di cui avevamo fattura».
Fotogramma di una vita trascorsa al secondo piano del civico 12 dal 1969, «con mio marito partecipammo a un bando e la casa ci fu assegnata. Tutto qui. Nessuna scorciatoia come qualcuno potrebbe forse pensare, a esclusione di chi conobbe mio marito e la sua dirittura morale». Un marito noto: Mario Trimarchi, primo presidente di Corte d’appello a Milano.
Assegnazione, dunque, legittima e con tanto di rinnovi, «dal 1995 a oggi sono sempre stati taciti» ma, avverte Linda, «tra due anni scade il contratto»: «Non sono miliardaria. Sono una vedova con la pensione di reversibilità. Dove finirò?». Pensiero perenne per la signora Linda Trimarchi che ritiene «ingiusto» pagare undicimila e 980 euro all’anno per 240,48 metri quadrati. Che fa 49 euro al metro quadrato all’anno e mille al mese ossia un dettaglio che non fa certo male al portafogli: nella stessa zona, a un tiro di schioppo, in via Manin, sempre con vista sui Giardini di Porta Venezia e annessa Villa Reale, un appartamento signorile, «soggiorno doppio con cucina abitabile arredata, camera, bagno e terrazzino» va via per tremilacinquecento euro al mese.
Chiara la differenza tra le due abitazioni: duemilacinquecento euro ogni trenta giorni. Chiaro a tutti che quello della signora Linda non è un privilegio - «di soldi, in questa ne abbiamo messi abbastanza» - ma è «secondo legge». Certo però che fa sobbalzare sulla poltrona sapere che lei «aveva risposto sì all’adeguamento del canone» ma che «Palazzo Marino è rimasto sordo».