Dodici formule, un solo obiettivo: cacciare Silvio

Da "scopo" a "tregua": ogni giorno l'opposizione si inventa un governo che non c'è

Ve lo ricordate? Fa quasi tenerezza adesso ripensarci. Massì il governo balneare, certo che ve lo ricordate. Sapeva di mare, faceva venir soltanto voglia di preparare pinne e maschere e di tuffarsi. Erano i tempi in cui Palazzo Chigi, sembrava la stazione Termini, tanto era l’andare e il venire dei governi. E il «balneare», era senza dubbio il più gettonato, per traghettare da una crisi all’altra. Per portare sì, al voto, ma dopo. Dopo la tintarella, dopo i tuffi. Dopo le pastette, inevitabilmente. Ma sempre e comunque dopo. A ombrelloni chiusi.

Nostalgia del «governo balneare». Perché era l’unico surrogato, autenticamente bipartisan, che era entrato a buon diritto nel glossario politico. Nelle conversazioni più o meno attapiranti dei politici, ma anche nelle battute della gente vera davanti al bancone del bar. L’unica dignitosa scorciatoia lessicale, ufficialmente ammessa nella titolazione delle prime pagine dei giornali e nelle chiacchiere a ruota libera degli allora (fortunatamente pochi) salotti televisivi.

Nostalgia del «governo balneare». Perché, occorre davvero ammetterlo, di quella innocua definizione da summertime, sentiamo terribilmente la mancanza oggi che, in tanti, ogni giorno, praticamente ogni ora, cercano di mandare a casa Silvio Berlusconi, invocando i governi più disparati e disperati ma, soprattutto, pescando con estrema disinvoltura nel secchio degli aggettivi e degli avverbi e di tutto ciò che sia imparentato, anche alla lontana con la lingua italiana. E per che cosa poi? Per coniare nuove sorprendenti definizioni (abbiamo contato dodici-definizioni-dodici) che definiscono solo e soltanto il vuoto assoluto, l’inconsistenza di idee, la totale mancanza di proposte alternative concrete e autenticamente utili per il rilancio del Paese.
Uno di questi maestri di conio è sicuramente Nichi Vendola che, giusto poche ore fa, ha varato l’ultimo suo straordinario binomio lessicale: il «governo di scopo».

Avete letto bene, sì, «di scopo». Ma a quale scopo Vendola vorrebbe un governo «di scopo»? Lo vorrebbe allo scopo di far varare dal suddetto governo una patrimoniale «pesante». Prendiamo nota sul taccuino delle definizioni e aggiungiamo anche questa. Ma prima di arrivare al suo «scopo» il buon Nichi, riconosciamolo, si è dovuto confrontare, mostrando una destrezza da prestigiatore, con altrettanto ardite proposte: il «governo di transizione» pensato da Veltroni, il «governo di tregua», suggerito dal presidente Napolitano, il «governo di responsabilità nazionale», targato Rosy Bindi, il «governo di solidarietà» (Buttiglione). E che dire del «governo tecnico», idea di Belisario e amici?

Meno male che è venuto in soccorso dialettico anche l’immarcescibile Antonio Di Pietro che, da una settimana a questa parte, ogni volta che gli si piazza davanti un microfono o una telecamera, parla della sua trovata: il «governo di larghe intese» giusto per fare concorrenza a quello messo a punto da D’Alema e Bersani: il «governo di emergenza». Qualcosa di simile, se abbiamo capito bene, a un governo con i lampeggianti sulla testa e la sirena in azione.

Qualcuno però ha altre idee e usa altre espressioni. Prendiamo l’Api, l’Api intesa come Alleanza per l’Italia, quella di Rutelli e pochi intimi. Dalla bocca di Linda Lanzillotta (applaudita anche da Pisapia) abbiamo recentemente appreso che una buona soluzione sarebbe quella di un «governo istituzionale». Se invece il vostro appartamento ha bisogno di un restyling cosa meglio di un «governo di ricostruzione» come vorrebbe Bocchino? Certo meglio di tutti, meglio della vitamina C e del vaccino anti-influenza, potrebbe fare il «governo di salute pubblica» fortissimamente invocato da Luca Cordero di Montezemolo.

Che ha subito ottenuto il consenso di Pierferdy Casini. Peraltro impegnato anche lui, come del resto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a coniare esaltanti abbinamenti come un «governo di solidarietà nazionale» in cui tanti se non tutti si abbraccerebbero per andare d’amore e d’accordo. Dopodiché in alto i calici.

Sì, ma con un «governo di decantazione», come vorrebbe Follini. Un governo, quindi, che possa far respirare almeno il buon vino, prima di mescerlo. A proposito di vino, e se qualcuno volesse fare ancora meglio e proponesse un «governo barricato»?