Dodici giorni di sciopero entro il 2006

La Federazione della Stampa italiana, il sindacato dei giornalisti, ha diffuso un comunicato in cui spiega i motivi della proclamazione di 12 giorni di sciopero nell’ambito della vertenza con gli editori per il rinnovo del contratto di lavoro giornalistico.

Dodici giorni di sciopero dei giornalisti entro la fine del 2006, quattro dei quali attuati consecutivamente nei quotidiani, nelle agenzie di stampa e nei periodici in una settimana tra la fine del prossimo mese di settembre e l’inizio di ottobre; due giornate di sciopero nella stessa settimana nelle aziende dell’emittenza radiotelevisiva nazionale pubblica e privata e le altre due giornate nei tempi consentiti dalla Legge di regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici; proclamazione dello stato di agitazione della categoria con l’applicazione rigorosa integrale del contratto di lavoro; assemblee in tutte le redazioni e i luoghi di lavoro per illustrare ai giornalisti lo stato della vertenza contrattuale con la Fieg; manifestazioni e iniziative di mobilitazione sul contratto e sui temi della libertà dell’informazione: queste le decisioni prese oggi dalla Commissione contratto, dalla Giunta esecutiva e dalla consulta delle Associazioni regionali riunite congiuntamente nella sede della Fnsi a Roma. «Il Sindacato dei giornalisti - spiega una nota - illustrerà la gravissima situazione del rinnovo contrattuale con la Fieg in una conferenza stampa nella quale saranno denunciate le responsabilità dei singoli editori e le violazioni contrattuali soprattutto a danno del precariato giornalistico. La Fnsi è consapevole di chiamare la categoria a un eccezionale sforzo di mobilitazione e di sacrificio nel prossimo autunno, ma non è disposta ad accettare una logica di cancellazione dei diritti e dell’autonomia della professione».
«La Fnsi - conclude - chiede al Governo di intensificare gli sforzi per favorire il dialogo tra le parti e si dichiara nuovamente disponibile a una trattativa senza pregiudiziali di merito e di metodo da entrambe le parti».