In dodici metri quadrati 37 cinesi: ecco l’ultimo «hotel» clandestino

Molti di loro erano appena arrivati. E avevano l’aria sperduta di chi non sa orientarsi in un mondo completamente nuovo e improvvisamente ostile, raggiunto con la forza della disperazione di chi cerca di sopravvivere. Sia la polizia e i carabinieri hanno avuto la stessa impressione. Gli investigatori del commissariato Sempione e i militari del radiomobile, infatti, hanno portato a termine due diverse operazioni nel quartiere cinese. Indagini mirate a scovare dormitori squallidi, dove si ammassano operai cinesi stretti come le sardine in scatola nella loro esistenza infelice: ne hanno trovati 83 in tutto.
Anche grazie alle segnalazioni fatte ai poliziotti di quartiere e agli esposti dei residenti, la polizia ne ha identificati 46 in due appartamenti. Trentasette dormivano in un soppalco-sottotetto pericolante (la scala per raggiungerlo era marcia) non più grande di 12 metri quadrati, su materassi impolverati in via Rosmini; altri trenta materassi erano distribuiti in uno spazio più umano, un centinaio di metri quadrati, in un altro appartamento-dormitorio di via Sarpi. Dopo il sequestro preventivo dell’ambiente (le condizioni igieniche erano pessime) i poliziotti hanno accompagnato 26 persone in questura per accertamenti (gli altri avevano i documenti d’identità) e hanno denunciato due cinesi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: Jin Songyin, 59 anni e Wang Jali, che riscuotevano 12 euro al giorno dagli immigrati connazionali per farli abitare lì in via Rosmini. Anche il proprietario dell’appartamento, un altro cinese, il 54enne An Wanzhu, è stato querelato. La casa di via Sarpi, invece, appartiene a un italiano sul quale sono in corso accertamenti e che, al mese, riusciva a racimolare circa 3mila euro per l’affitto dei posti letto.
Anche ai carabinieri del radiomobile era stato segnalato un andirivieni anomalo a Chinatown, stavolta in uno stabile di via Bramante. È così che martedì mattina hanno ispezionato due appartamenti dormitorio, un monolocale e un bilocale di ringhiera, abitati in tutto da 32 cinesi. «Dodici persone dormivano ammassate in una stanza non più grande di due per tre metri» hanno spiegato i militari.
Il fatto più curioso è che, come in una grande pensione, al muro di questi appartamenti, erano appesi degli avvisi per i «clienti». Che, innanzitutto dovevano rispettare gli orari di colazione, pranzo e cena se non volevano rischiare di saltare il pasto; quindi venivano consigliati su dove trovare, in zona, lavoro, traduzioni dal cinese all’italiano e viceversa e phone center con computer attivi. Infine, in uno di questi avvisi, viene specificato di rispettare gli italiani dello stabile, facendo meno rumore possibile davanti alle porte d’ingresso dei loro appartamenti e non buttando lì davanti le cicche delle sigarette.
Dei 37 cinesi trovati nelle due abitazioni, 2 sono stati arrestati (avevano già un ordine di espulsione del questore); 19 sono stati identificati e di questi 14, risultati tutti irregolari, sono stati denunciati in stato di libertà.
Grazie all’aiuto di una bimba cinese che conosce perfettamente l’italiano e si è improvvisata traduttrice i carabinieri hanno scoperto che i cinesi, per dormire in 12 in una stanza su dei letti a castello, pagavano ai proprietari (2 connazionali non rintracciati) 100 euro al mese.