Dodo, l’ingegnere icona del golf

Maria Pia Gennaro

Sta partecipando alla terza sessione di allenamento invernale con la nazionale italiana prima di iniziare l'intensa stagione. Edoardo Molinari, forte del titolo di campione dell'US Amateur (il titolo più prestigioso al mondo per i dilettanti) è diventato l'icona del golf italiano, un vero esempio per i suoi "colleghi" in azzurro. Da quel magico 28 agosto, quando ha conquistato l'America, "Dodo" non si è più fermato: lezioni con i suoi due maestri (Sergio Bertaina e Dennis Pugh), inviti a tornei e allenamenti, allenamenti e ancora allenamenti. Ma non solo in campo pratica… «Mi sono preparato molto anche in palestra, non solo in previsione del Masters, ma di tutta la stagione". Il 2006, infatti, si prospetta come il più importante della sua carriera con la partecipazione, ottenuta come campione US Amateur, al Masters Tournament, all'US Open e all'Open Championship e, infine, il passaggio al professionismo. Il primo evento che farà parlare di lui sarà proprio il Masters dove, per regolamento della gara, come vincitore dell'US Amateur sarà abbinato nelle prime due giornate a Tiger Woods e Michael Campbell, ovvero i due detentori dei titoli del torneo di Augusta e dell'US Open. Apparentemente la cosa non sembra emozionarlo, forse da ingegnere qual è, ha già programmato le sue emozioni. Per certo, ha già ampiamente dimostrato di saperle tenere sotto controllo in più di un'occasione, come all'Open Championship dello scorso luglio quando ha concluso il secondo giro davanti a un pubblico di 50mila persone.
Su cosa punti maggiormente in previsione del Masters?
«Mi sto allenando molto sul gioco corto, putting e approcci, anche se devo prepararmi anche sul drive perché ad Augusta bisogna giocarlo bene, in modo da avvantaggiarsi per il colpo al green».
Programmi prima di partire per il Masters
«Adesso ho cinque giorni di allenamento con la squadra azzurra. Poi partirò immediatamente per Spagna e Portogallo per disputare i due Campionati Internazionali e, dal 7 al 10 marzo, tornerò ad Augusta per provare nuovamente il campo».
Quali impressioni hai riportato dopo la prima visita dello scorso novembre?
«Dopo averlo visto tante volte alla televisione, averci giocato virtualmente con la play station e avere visto centinaia di immagini, ma non me lo immaginavo così mosso! Per esempio, alla 10 c'è un dislivello di 40 metri fra il tee e il green. Poi è molto lungo, i green hanno pendenze incredibili che non si vedono in televisione. In più alcuni green, come la 12 per esempio, sono piccolissimi. Le prime 9 buche sono belle quasi come le seconde, con la sola differenza che ci sono meno ostacoli d'acqua, anche se mi sono sembrate più difficili e con meno occasioni da birdie".
Quando partirai per la gara?
«Il 25 marzo perché parteciperò alla Georgia Cup. E' una gara su 18 buche match-play che si gioca tradizionalmente fra il vincitore del British Amateur e quello dell'US Amateur e che si disputerà il 31 marzo».