Via Dogana, affitti stracciati solo per i negozi pari

Un esercente imbufalito: «Per almeno sei mesi all’anno lavoriamo solo per coprire le spese»

Pari o dispari? Affittare a Milano è una roulette. Via Dogana, a due passi dal Duomo. Una stradina bomboniera, acciottolato e negozi di lusso. Solo dal lato dei numeri pari però. Attraversando i quattro metri della carreggiata pochi esercizi aperti, locali abbandonati con affissi vecchi cartelli di affittasi. Perché via Dogana ha due facce? A sinistra arrivando da via Cappellari si trovano prezzi «scontati». Perché nel cuore della Milano più elegante molti spazi commerciali rimangono vuoti? «Semplice - spiega un commerciante di abbigliamento del lato dei numeri dispari -. Qui si paga un affitto normale. Cioè, data la zona, carissimo. Dall’altra parte invece...».
Dall’altra parte si pagano gli affitti «modesti» che il Comune richiede per gran parte del suo patrimonio demaniale: cifre irrisorie rispetto alle quotazioni di mercato. «Questa è concorrenza sleale - denuncia il negoziante -. Noi paghiamo 75mila euro all’anno per poco più di 60 metri quadrati. I primi sei mesi dell’anno lavoriamo per coprire le spese d’affitto. Mi piacerebbe proprio avere un esercizio in questa zona a un canone così basso. Così il 50% del prezzo di ogni jeans che vendo non se ne andrebbe in fumo». Chi ha la fortuna di avere un affitto basso rifiuta di rilasciare dichiarazioni, trincerandosi dietro il mutismo di chi forse pensa che anche questa volta l’eco dello scandalo «Affittopoli» si esaurirà in breve tempo. Agli altri più sfortunati, il cui negozio si affaccia sul lato sbagliato della strada, non resta che rammaricarsi. «Per la nostra pizzeria - denuncia il direttore di un ristorante - paghiamo più di 100 mila euro all’anno per 130 metri quadrati. Se si sommano all’affitto le spese di gestione, risulta chiaro che un’attività ben avviata come questa riesce a malapena a coprire le spese. Per fortuna che la zona è molto turistica e riusciamo, con le comitive di giapponesi e tedeschi, a non affondare nelle bollette».
Il danno per questa politica di affitti è duplice: da una parte non si incamerano i soldi che un patrimonio immobiliare come quello di Palazzo Marino potrebbe garantire, dall’altra si permette un sistema di concorrenza sleale che impedisce a molti potenziali esercizi commerciali di entrare in attività». Questa la sintesi del pensiero sull’argomento dei milanesi, almeno quelli che ogni mattina comprano i quotidiani all'edicola di corso Matteotti: «La gente in questi giorni - assicura il giornalaio - leggendo i titoli delle prime pagine esplode in commenti che vanno ben oltre lo stizzito».
Proprio nei giorni in cui il caso dei semafori taroccati fa montare la rabbia dei cittadini, lo scandalo degli appartamenti da sogno a pochi spiccioli, fa scoppiare l'indignazione. «Con tutti i soldi che potrebbero incamerare da affitti più vicini ai prezzi normali - commenta il portinaio del numero 21 di Piazza del Duomo -, potrebbero anche evitare di prendersela con gli automobilisti con le telecamere spara-multa».
«È una situazione vergognosa - commenta Federica, commessa in un negozio di via Torino a passeggio nella zona per la pausa pranzo -. Io pago 800 euro al mese per un bilocale in zona Lambrate. I soldi sono sufficienti solo per vivere, non metto da parte nulla. L’idea che ci siano persone che possono sfruttare affitti così bassi qui in centro mi fa arrabbiare».