Doina doveva essere espulsa a novembre

L’affittacamere aveva regolarmente denunciato la presenza delle due ragazze al commissariato di Tivoli

Non poteva - e soprattutto non doveva - rimanere in Italia la donna che ha ucciso la ventitreenne Vanessa Russo sfondandole la scatola cranica con la punta di un ombrello infilzato nell’occhio dopo una lite in metropolitana. Come anticipato domenica scorsa da un’agenzia di stampa, Doina Matei la ventunenne romena arrestata nelle Marche con l’accusa di omicidio volontario, alla fine del 2006 si era visto recapitare un provvedimento di espulsione. A confermarlo è stato il capo della squadra mobile Alberto Intini, nel corso della conferenza stampa di ieri mattina a piazzale Clodio. «Nel novembre 2006 Doina fu arrestata perché non aveva il permesso di soggiorno e si vide recapitare un decreto di espulsione da parte degli uffici della questura di Roma per violazione delle norme sull’immigrazione, della legge Bossi-Fini», ha detto Intini. Successivamente sarebbe intervenuta la nuova normativa che permette ai cittadini della Romania, con l’ingresso nell’Unione europea, di poter stare liberamente in Italia. «In precedenza - ha aggiunto Intini - la ragazza aveva avuto un permesso di soggiorno per cure mediche per la durata di un anno per stare in Italia».
Un altro elemento che dovrebbe far riflettere è che, nonostante la «sanatoria europea», la polizia era a conoscenza del fatto che la donna alloggiava tranquillamente in una locanda di Tivoli. Solo che a mettersi sulle sue tracce sono stati i carabinieri della stazione di Tivoli Terme. Il ministro Parisi, nel complimentarsi con le forze dell’ordine, ha detto ieri che il fermo delle due romene «è stato il frutto di una sinergia investigativa tra la polizia di Stato e l’Arma dei carabinieri». A sentire, invece, il racconto della proprietaria della locanda, sembra sia avvenuto il contrario: «La mattina del 28 aprile - ha detto - è venuto un carabiniere a mostrarmi le foto delle due ragazze e io le ho riconosciute. Abbiamo spiegato che dormivano qui - ha aggiunto - e che la loro presenza l’avevamo regolarmente registrata al commissariato di polizia di Tivoli, dove abitualmente portiamo le schede con i dati dei nuovi ospiti». Questo vuol dire che la polizia sapeva che Doina alloggiava lì, ma ad arrivare per primi sono stati, invece, i carabinieri. La proprietaria della locanda ha riferito ai militari che la sera del 27 (dopo la morte di Vanessa) «Doina Matei e la sua amica di 17 anni hanno lasciato la locanda. Sembravano normali, come ogni giorno, non agitate. Alle 16 hanno fatto portare giù i bagagli e alle 20 sono partite. Comunque abbiamo consegnato agli investigatori le riprese a circuito chiuso delle telecamere interne».