Doina già espulsa, ma era rimasta. Bufera sull’immigrazione romena

Milano - Doina Matei era già stata arrestata: è successo meno di sei mesi fa, nel novembre scorso, per violazione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. Su di lei la questura di Roma aveva ricevuto parecchie segnalazioni perché si prostituiva, ha riferito ieri il capo della Squadra mobile della capitale, Alberto Intini. Le manette erano scattate quando il suo permesso di soggiorno era scaduto, a novembre appunto. La giovane aveva ottenuto il documento con una giustificazione di comodo: motivi di salute. Aveva dichiarato che doveva lasciare la Romania e venire in Italia per cure mediche. Dopo l'arresto le era stato notificato un decreto di espulsione, a cui lei però non aveva ottemperato.
Il precedente fermo della donna ora incarcerata per l'omicidio della metropolitana di Roma ha riacceso le polemiche sulle leggi che regolano l'immigrazione. Il ministro Paolo Ferrero, padre (assieme a Giuliano Amato) della riforma della Bossi-Fini che presto arriverà in Parlamento, ha parlato di «pura demagogia di stampo fascistoide della destra»: «È idiota accusare la nuova legge, i romeni sono comunitari a tutti gli effetti e la nostra riforma non si applica nei loro confronti. Si fa leva sul sentimento diffuso di paura e di timore e si costruisce un capro espiatorio». Dal primo gennaio, dopo quindi il primo arresto di Doina, la Romania è ufficialmente entrata a far parte dell’Unione.
Il clima cupo è registrato nel dossier Migrantes della Caritas, secondo cui i romeni di oggi sono sentiti come gli albanesi dieci anni fa. Forse perché sono tanti (300mila residenti, altri 250mila in corso di regolarizzazione e alcune associazioni stimano in un milione il numero di clandestini), forse perché ormai circolano liberamente e si mimetizzano con facilità, sta di fatto che vengono considerati come lo stereotipo dello straniero che fa paura. Molti di loro svolgono lavori leciti, ma moltissimi alimentano la criminalità legata alla prostituzione e al traffico di droga. La tratta delle donne è fiorente, attesta la Caritas, e spesso proviene da altri Paesi dell'Est che utilizzano la Romania come porta d'accesso all'Ue.
Il ministro dell'Interno ha sostenuto ieri che la riforma del centrosinistra ridurrà i flussi di immigrazione i quali saranno calcolati «sul fabbisogno espresso effettivamente dalle nostre imprese: i numeri cui siamo arrivati in un anno con la Bossi-Fini sono impensabili, noi pensiamo a numeri molto più bassi per non superare la capacità di assorbimento delle comunità preesistenti». Lo stesso Amato ha però preso le distanze dal meccanismo dell'«autosponsorizzazione» previsto dalla legge che pure porta il suo nome. In base a questo sistema, lo straniero potrà entrare in Italia anche senza una accertata esigenza di lavoro sul territorio. «Segnalo il rischio che la criminalità che organizza lo sfruttamento degli immigrati possa avvalersi di questo strumento mettendo a disposizione il suo sostegno per i singoli che poi finirebbero sotto ricatto», ha detto il ministro, assicurando che «in ogni caso ci sarà un numero limitato di autosponsor». Amato ha anche escluso sanatorie in tempi brevi: «Non prevediamo in questa fase misure di regolarizzazione generalizzata, siamo convinti che il fenomeno della irregolarità si venga stemperando via via che verifichiamo le domande giunte ai sensi della Bossi-Fini. Per il futuro confidiamo nei nuovi meccanismi».
La Lega ha annunciato ieri battaglia senza quartiere contro la riforma Amato-Ferrero. «Occorre bloccarla in Parlamento, non si può demandare tutto al referendum», ha detto il vicecapogruppo alla Camera Roberto Cota. Roberto Calderoli ha annunciato l'inizio di una raccolta di firme contro la nuova legge.