Dolce Carolina, così elegante e pasticciona

Ancora errori per la Kostner. «Ero stanca, ma prima o poi farò vedere che cosa so fare. Ho sentito molta pressione in questi Giochi, però ora sono più forte di testa»

Paolo Marchi

nostro inviato a Torino

Nella serata della giapponese Shizuka Arakawa, Carolina Kostner coglie un 9º posto che nemmeno migliora il 7° di Rita Trapanese nel ’72 a Sapporo e di Susan Driano nel ’76 a Innsbruck. Troppo tutto per lei se si pensa che sul suo carro sono saliti in così tanti fino a caricarla di così tante responsabilità da farla scoppiare e cadere al primo salto della prima giornata. Ieri si è fatto sentire anche Marco Patton dell’associazione nazionale acconciatori che ha ricondotto il brutto esordio della gardenese a una acconciatura sbagliata per quelli che definisce «scompensi energetici» derivati da un colore troppo chiaro, una piega poco morbida e nemmeno asimmetrica. «Fatele cambiare pettinatura», l’invocazione alla vigilia di un programma libero che ha visto al Palavela subito sul ghiaccio Silvia Fontana, 23ª su 24 e poi 22ª grazie a una prestazione coinvolgente sulle note della Turandot di Puccini. Tornata all’attività dopo la nascita di un bambino, a 29 anni Torino rappresenta comunque un passo indietro rispetto al 10º posto di Salt Lake City, con una scusante: «Il mio programma tecnico non era un gran che, ma tre settimane fa ero infortunata e non potevo pretendere di più. Dagli applausi però, mi sembra di avere soddisfatto il mio pubblico; temevo di deluderlo».
In pratica quattro anni fa nello Utah, questa romana, nata e tuttora residente a New York, fece in pratica tanto quanto la Kostner ora, solo che a lei non si era chiesto di essere il volto dell’Italia, la portabandiera, il sorriso sul podio, la modella per stilisti e scenografi giù giù fino alla figura centrale di un’importante pubblicità televisiva (che, per inciso, alla sua apparizione ha fatto infuriare il clan di Giorgio Rocca che al contrario ha visto stoppata qualsiasi sua iniziativa). Venne insomma lasciata in pace di vivere le sue Olimpiadi, allora e ora.
Carolina in pista per 18ª, undicesima dopo il programma corto di martedì, sul ghiaccio accompagnata dalle Quattro stagioni di Vivaldi, in particolare dall’Inverno. Nella successione degli elementi, la gardenese ha scelto di iniziare proprio là dove in pratica si era fermata due serate prima, dal «triplo flip - triplo toeloop», in breve dal triplo triplo che invece di proiettarla in orbita, l’ha scaraventata per terra. «Non ho controllato il salto e sono caduta», dirà di un gesto che appartiene al ristretto novero di quelli che fanno la differenza, a patto ovviamente di non fallirlo come farà lei in apertura di un programma libero che strapperà applausi più per simpatia che per effettiva sostanza.
La Kostner affronterà il triplo triplo come fosse l’interruttore che, schiacciato, può illuminarle la via ma è un bottone che salta subito. Per riferimento ha i 111,42 punti della canadese Rochette, nona alla vigilia e prima a tre quarti di serata. Per superarla, da 11ª che era, l’azzurra dovrebbe superarsi, ottenere un 113,5 quando il suo personale è di 113,29. Chimerico: superato il suo macigno mentale, fallisce un triplo lutz, tocca le barriere, poi cadrà anche nel finale e rimarrà nel parziale sotto i cento: 9º posto. «Ce l’ho messa tutta e prima o poi riuscirò a fare vedere cosa so fare. Per il momento mi sono divertita, cerco di vedere il lato positivo. Ero stanca e nervosa, è stata una settimana stancante. La pressione è stata tanta. Con tutto il rispetto, tornassi indietro, cancellerei tutti gli appuntamenti con la stampa (grazie, ndr). Però esco da questa esperienza con la testa più forte dal punto di vista psicologico. Un voto? Mi do tra il 7 e l’8. Il futuro? Vedrò Fabris e poi Rocca, quindi subito a casa in Gardena, per poi preparare i mondiali a marzo».
E poi cadrà anche Sasha Cohen, la migliore martedì, per la gioia della giapponesina Arakawa che la supererà con un esercizio perfetto. Cohen 2ª e la russa Slustkaya 3ª, sedere sul ghiaccio anche lei.