La dolce città del jazz e del carnevale

Venduta da Napoleone agli Usa due secoli fa, è il punto d’incontro di culture diversissime che convivono a tempo di musica

Silvia Kramar

da New York

Katrina, il peggior uragano della storia americana dopo Andrew, che tredici anni fa aveva distrutto la zona meridionale della Florida, aveva colpito da poco più di mezz'ora la città di New Orleans. Nel caos del vento e delle incredibili raffiche di pioggia tropicale, nel black-out di una città che rischiava di diventare una moderna Atlantide, sommersa per sempre dal mare, la polizia ha ricevuto una chiamata da un telefonino. «Aiuto!» urlava con voce flebile e disperata Chris Robinson, «Venitemi a salvare. Sono a casa mia, l'acqua sta salendo e ho in mano un'ascia, un martello e una chiave inglese. Sto per scavarmi un buco nel tetto, vorrei aspettare ma ho già l'acqua alle ginocchia. Venitemi a salvare, vi supplico, non voglio morire!».
Centinaia di persone si sono aggrappate ai tetti delle loro case, aspettando i soccorsi: alcuni sono rimasti aggrappati fino a tarda sera, bagnati e affamati, altri, distrutti dalle stanchezza, si sono lasciati andare. Almeno 200mila persone sono rimaste nelle case e negli alberghi di New Orleans. Una palazzina della contea di Saint Bernard è crollata come un mazzo di carte, uccidendo decine di persone. Numerosi alberghi hanno trasformato i corridoi in bunker, mentre, una ad una, le finestre delle stanze s'infrangevano nel vento e valigie e vestiti venivano trasformati in zavorra contro le porte.
Mentre le vecchie dighe di questa città cedevano alle onde alte più di cinque metri di Katrina nella zona est, il mare è entrato fino al Quartiere francese, famoso per i suoi alberghetti, ai locali del jazz ed al carnevale più selvaggio d'America. Ma le stradine intorno a Bourbon Street si sono salvate: due turisti che correvano al riparo, Blair Quintana e Patrick Lampano, hanno ammesso di non aver mai visto nulla di simile: «Siamo al buio, non abbiamo nulla da mangiare, ma per ora siamo ancora vivi». All'hotel Le Richelieu il vento ha strappato dai cardini molte finestre, mentre una signora di 73 anni, Josephine Elow, lottava con tutto il suo peso per impedire all'uragano di sfondare i balconi e sua figlia, Darcel, ammetteva di essere stata svegliata, all'alba, da un ululo insopportabile: «Credevo che fosse l'allarme per annunciare l'evacuazione, invece era il vento».
Sui 100mila abitanti di New Orleans che non possedevano una macchina per scappare dalla città almeno 10mila sono stati raccolti nel gigantesco stadio Superdome, famoso per i Superbowl del football. Già a partire da domenica mattina si erano messi in fila: neri, alcolizzati, poveri e derelitti, drogati. Ad ognuno sono stati controllati sacchetti e borse: erano vietati i coltelli, le armi da fuoco, le droghe, l'alcol e i cacciaviti. Ma si sapeva che il tetto non era sicuro: durante l'infuriare di Katrina, due sezioni si sono praticamente disintegrate, creando due enormi buchi nei quali i rifugiati, urlando, hanno visto entrare pioggia e vento. In meno di dodici ore almeno 450 sono stati trasportati d'urgenza in ospedale. «Abbiamo visto di tutto» ha dichiarato il responsabile del rifugio, Glenn Menard. «Infarti, epilessia, diabete e gente che cercava di ingoiare qualunque medicina, pur di drogarsi, alcolizzati che stavano male, un inferno».
«Non abbiamo dormito, ma se fossimo rimasti tutti fuori avremmo visto migliaia di corpi scendere lungo il fiume» ha ammesso il sessantaquattrenne Merrill Rice. «Ci hanno salvato la vita».
Katrina, che costerà all'America più di 30 miliardi di dollari per ricostruire le zone colpite (al suo confronto Andrew aveva causato danni per 20 miliardi in Florida) ha colpito anche il Mississippi e l'Alabama e ha anche provocato una serie di saccheggi. Il sindaco di Kenner è uscito a ispezionare la zona, allagata, e quando è arrivato sulla Veteran street ha visto decine di persone che saccheggiavano, immersi nell'acqua fino alla vita, case e negozi. «Mi sono messo a sparare in aria - ha ammesso -. Ero profondamente arrabbiato». Il sindaco di Mobile, per evitare il vandalismo, ha dovuto ordinare il coprifuoco per l'intera città.
Ci vorranno alcuni giorni per calcolare i danni subiti lungo la costa del Mississippi: lungo l'autostrada US 90, costellata di casinò, il vento di Katrina ha sollevato moltissime barche a vela e le ha letteralmente scagliate contro le palazzine. Dalle vetrate distrutte, l'uragano è poi entrato negli appartamenti e ha strappato tutto, facendo volare anche elettrodomestici, cucine e lavatrici.
Sul sito di Nola.com, il nome abbreviato di New Orleans, sono apparsi i primi blog: i giornalisti, all'interno della palazzina del quotidiano Times Picayune, hanno ammesso di aver abbandonato i piani bassi; le finestre, distrutte dal vento, avevano fatto entrare il mare, ma dopo il black out i generatori avevano permesso ad alcuni di accendere i computer. «Oh mio Dio - ha scritto un blogger -. La mia porta di casa si è appena disintegrata, sono al secondo piano e sento l'acqua che sale. Devo andare: che Dio ci protegga».