Dalla dolce vita al delitto di Mez: Sollecito diventa ingegnere in cella

da Roma

Il giorno è lo stesso, il 16, ma cambiano il luogo e il mese: non più novembre ma febbraio. L’appuntamento, questa volta, non è nell’aula lauree dell’università di Perugia, ma nella sala riunioni del carcere perugino di Capanne. È qui che alle 10.30 di mattina di sabato prossimo Raffaele Sollecito, in carcere da più di tre mesi per la morte della studentessa inglese Meredith Kercher, diventerà ingegnere informatico.
Una tappa importante per il 23enne, che certamente immaginava molto diversamente questo giorno. Niente amici, nessuno dei compagni di università con cui ha vissuto e studiato in questi anni, niente brindisi per festeggiare l’evento. Il magistrato ha autorizzato all’ingresso in carcere per la «cerimonia» soltanto le sette persone della commissione e i familiari più stretti. Ad assistere alla laurea ci saranno solo il padre avvocato di Lele, Francesco, insieme con la sua compagna, e la sorella poliziotta dello studente pugliese. Che, almeno, dopo aver saltato a causa dell’arresto la discussione della tesi a novembre, è riuscito tramite i suoi avvocati, Marco Brusco e Luca Maori, a mantenersi in costante contatto con il suo relatore, il professor Marco Baioletti, esperto di intelligenza artificiale e crittografia. Lele, che si è sempre proclamato estraneo all’omicidio della giovane Mez, ha dedicato la sua tesi di laurea proprio alla programmazione genetica. Niente a che vedere, almeno non direttamente, con Dna e tracce biologiche, quelle che secondo la scientifica di Roma lo collocherebbero sulla scena del delitto (ci sarebbe del codice genetico di Raffaele sul gancetto del reggiseno di Meredith): la «Gp» è una branca dell’informatica che si ispira all’evoluzione biologica per ideare software «intelligenti», capaci di una sorta di apprendimento. E, novanta giorni dopo, riuscirà a discuterla, anche se dietro le sbarre.
Intanto la sua ex fidanzatina, l’americana Amanda Knox, ha affiancato ai suoi legali Luciano Ghirga e Carlo Della Vedova l’«avvocato-detective» statunitense Joe Tacopina, un esperto in «casi impossibili» il cui onorario sfiora i 750 dollari l’ora, che si occuperà di svolgere «indagini» per conto della famiglia di «FoxyKnoxy».
Tacopina, il cui studio ha sedi a New York e a Milano, come prima «mossa» ha attaccato i risultati della scientifica sul coltello che secondo gli inquirenti incastrerebbe Amanda, avendo sulla lama tracce di Dna sia della ragazza americana sia della vittima. «Il Dna di Meredith sul coltello trovato a casa di Sollecito e ritenuto dagli investigatori italiani l’arma del delitto è appena del venti per cento e non si tratta di sangue. Se davvero fosse l’arma del delitto sarebbe impossibile non trovare sangue. Da noi con simili indizi non rimarrebbe in cella».