La dolce vita in un gioiello Quell'atmosfera di Capri che ammaliò le grandi dive

Da Liz Taylor a Audrey Hepburn, dalla Callas a Grace Kelly, indossavano tutte i prestigiosi diamanti

Lucia Serlenga

Un tin tin discreto s'irradia con il movimento del corpo e quando suona la campanella di Chantecler l'aria profuma di puro spirito caprese. Questa è, infatti, uno dei simboli del marchio insieme al gallo, al corno e al joyful e soprattutto insieme al mito della dolce vita sull'isola azzurra alimentato da uno dei due fondatori, il napoletano Pietro Capuano. Uno dei primi animatori delle folli notti capresi, chiamato Chantecler dal nome del gallo il cui canto nell'opera di Edmond de Rostand, ha il potere di evocare la nascita del sole. Con lui Salvatore Aprea, isolano, studi in giurisprudenza e passione per l'arte orafa. Una straordinaria coppia di amici che vive la stagione più bella dell'isola iniziata con l'apertura della prima gioielleria nel 1940. I gioielli Chantecler diventano presto magnifici souvenir per grandi personaggi del jet set.

Nel decennio successivo la Piazzetta si trasforma nell'ombelico del mondo mentre non è raro scorgere per le stradine donne d'immensa allure: da Liz Taylor a Audrey Hepburn, da Ingrid Bergman a Maria Callas, da Rita Hayworth a Soraya a Grace Kelly. Tutte subiscono il fascino dei gioielli Chantecler. Compresa Jacqueline Kennedy Onassis che nel 1970 riceve in dono dall'armatore greco una stella con diamanti d'incommensurabile valore. La magia dei gioielli Chantecler è oggi distillata nella collezione «Anima 70» lanciata dai fratelli Aprea - Costanza, Maria Elena e Gabriele - i figli di Salvatore che dal 1994 dirigono l'azienda con successo. Al punto che sono stati aperti monomarca a Milano, Cortina, Tokyo, Astana e Hong Kong, che l'export tocca il 17 per cento e il giro d'affari supera i 19 milioni di euro. Settanta come gli anni di una maison che nel mondo è divenuta simbolo di creazioni fatte d'amore, fantasia, perizia. Settanta come la cifra stilistica di una collezione stupefacente e come la raffinatezza di una suite Chantecler inaugurata nel luxury hotel Capri Tiberio Palace. «La nostra cliente non ha bisogno di un gioiello per sapere chi è, lo acquista per piacere a se stessa» spiega Costanza Aprea mentre ci lascia ammirare pezzi unici che toccano anche il valore di oltre il milione di euro. Collier di diamanti e turchesi che imprigionano le nuance del mare, zaffiri blu tempestati di luci come il cielo d'agosto, rubini e smeraldi fra i più rari che si possano immaginare. Strabiliante l'anello Grotta Azzurra che prende il nome da uno dei luoghi più belli dell'isola: è in oro bianco, diamanti taglio a rosa e un'acquamarina centrale di dimensioni generose. Bellissimo anche il girocollo Galli in oro rosa e pavé di diamanti con un susseguirsi di galletti di varie dimensioni. Ma le messaggere di tanta lieve bellezza restano le campanelle. Narra la leggenda che a un pastorello in cerca della sua unica pecorella scomparsa a Capri, fosse apparso San Michele, il quale sfilandosi dal collo una campanella gliela donava dicendogli che al suo suono avrebbe ritrovato la pecora smarrita. Cosa che puntualmente avvenne. Ecco perché nel 44 Chantecler realizzò una campana di bronzo e la donò al presidente americano Roosevelt per celebrare la sospirata fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1950 Chantecler creò la prima campanella gioiello: si chiamava Premiere e fu regalata alla contessa Edda Ciano mentre il modello Daisy è stato realizzato per le figlie del presidente Obama. Le campanelle, in tutte le loro edizioni, compresa quella in argento, sono irresistibili - incantevoli, ça va sans dire, anche quelle con diamanti e pietre preziose - come del resto le Marinelle, campanelle che diventano esseri marini di un insolito acquario, con prodigiosi tentacoli che vibrano nell'aria.