«Il Dolcetto non è certo il principe e l’imperatore è il Barbaresco»

Sul Giornale di martedì 7 novembre ho letto ne «La saletta del gusto» un intervento di Gianni Petrelli. Che il Dolcetto di Dogliani, tra i derivati di questo particolare vitigno, sia il migliore, siamo tutti d'accordo. Purtroppo, Gianni Petrelli non ha una ragione quando afferma che questo vino è stato messo da parte a favore del Nero d'Avola o del Morellino di Scansano, ma di ragioni ne ha mille. Ma non mi trova per nulla d'accordo quando afferma che il Dolcetto è il «principe di una corte che vedeva re il Barolo e regina il Barbaresco». A parte il fatto stento a comprendere come «il» Barbaresco possa essere «regina». Inoltre, non sono sulla sua lunghezza d'onda neppure sulla graduatoria che ha stilato, poiché, almeno così si evince dal suo scritto, quella non è la classifica in base al suo gusto personale, bensì è una scala di valori a livello oggettivo. A questo punto posso ribattere tranquillamente che il Barolo non lo metto al primo posto ma al secondo pur lasciandogli l'appellativo di «re» e in terza moneta colloco il Barbera d'Asti, mentre il primo v'è sua maestà l'imperatore dei vini, vale a dire il Barbaresco. Il Dolcetto se ne sta, buono buono, ai piedi del podio. Un'ultima cosa: come si può suggerire di abbinare ad un sugo di porcini piuttosto che ad un'insalata di ovuli chiusi, ad un risotto con i galletti, rossi alla foglia o neri trifolati un vino che fa 14 gradi? Ci si rende conto che, se per sbaglio, si beve un bicchiere in più oltre a quell'unico che è consentito per una simile gradazione, non ci si alza più dalla tavola? Se lei mi vuol dire che, a fine pasto, si può fare uno strappo bere un vino di 14 gradi, mi sta bene. A meno che non suggerisca di bere il vino con il contagocce.
Facciamo un esempio con i piatti citati dal signor Petrelli: insalata di ovuli chiusi come antipasto ed un bicchiere, un primo con sugo di porcini ed un altro bicchiere, un secondo con neri trifolati ed un altro bicchiere e non aggiungo né una punta di parmigiano reggiano né un dessert perché se si dovesse bere ancora un bicchiere, beh, allora siamo fritti. Proprio come si fa con i funghi di fine raccolta, vale a dire quelli che in dialetto chiamiamo «bertugni».
Con immutata stima