«Il dollaro? Ancora debole per anni»

da Milano

L’ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, prevede alcuni anni di debolezza per il dollaro e avverte che «è imprudente detenere tutte le proprie attività in un’unica divisa». I commenti dell’ex numero uno Fed hanno spinto ieri il biglietto verde a nuovi minimi giornalieri nei confronti dell’euro, salito fino a quota 1,3259.
Quella di Greenspan, ha commentato Greg Selvaggio, analista di Tempus Consulting, «è la voce della ragione» che ricorda al mercato l’esistenza dei disavanzi gemelli statunitensi, quello federale e quello delle partite correnti. L’esigenza di diversificare lo stock di valute per minimizzare i rischi provocati dalle oscillazioni sul mercato dei cambi è del resto sempre più avvertita dalle banche centrali, in particolare quelle asiatiche che da tempo lamentano le perdite subite a causa del forte deprezzamento della moneta statunitense. Ma non solo. Per gli stessi motivi, l’Opec e la Russia hanno ridotto la propria esposizione nei confronti del dollaro dal 67% del primo trimestre al 65% del secondo, il più basso livello degli ultimi due anni, e aumentato gli investimenti in euro dal 20 al 22%, secondo quanto reso noto dalla Bri. In particolare, i depositi in dollari dei principali Paesi produttori di petrolio sono scesi a 5,3 miliardi, mentre quelli in euro sono saliti a 2,8 miliardi.
Il mercato è ora in attesa di capire in quale direzione si muoverà la politica monetaria Usa nel 2007. Dalla riunione di oggi della Federal Reserve, in cui quasi sicuramente verranno lasciati invariati i tassi al 5,25%, potrebbe uscire qualche indicazione interessante, destinata a impattare anche sull’andamento del dollaro.